Sacchi: “Ancelotti non mi ha chiamato prima di scegliere Napoli, gli avrei detto tutto”

Sacchi: “Ancelotti non mi ha chiamato prima di scegliere Napoli, gli avrei detto tutto”

Arrigo Sacchi ha parlato del vecchio Napoli di Ancelotti e di quello nuovo di Gattuso. Ecco le parole dell’ex tecnico del Milan

di Salvatore Amoroso, @sonosal_amoroso

Arrigo Sacchi, ex allenatore del Milan e della Nazionale Italiana, ha parlato ai microfoni di Kiss Kiss Napoli dell’avvento di Gennaro Gattuso sulla panchina azzurra.

SACCHI TRA NAPOLI, ANCELOTTI E GATTUSO

“Se qualcosa funziona è merito della società, della squadra e del singolo. Quando qualcosa non va il demerito è del club, della squadra e del singolo. Noi cerchiamo sempre il capro espiatorio o l’uomo forte che deve risolvere i problemi di tutto. Se il Napoli è andato in difficoltà ci sono tante concause. I giocatori sono una cosa strana. Devi dar loro tranquillità ma non troppo, se un calciatore vuol andar via iniziano i problemi. Se si va avanti insieme, serve serenità. Vincere a Napoli è difficile… De Laurentiis sta facendo tantissimo per il Napoli, per vincere un campionato o due ed una Coppa UEFA avete poi patito la Serie C. Ha deciso di esonerare Ancelotti ma è in avanzo di molto. Quando lavori bene, il tempo è galantuono anche se non tutti se ne accorgono subito. Sarri aveva fatto un grandissimo lavoro e sostituirlo era difficilissimo. Carlo mi aveva sempre interpellato ma non mi ha contattato prima di accettare Napoli. Gli avrei detto che era una impresa difficile. I giocatori quando sono sconosciuti danno la vita per te, poi iniziano a passare all’incasso”.

Gattuso? “Persona straordinaria, auguro tutto il bene possibile a lui perché è un generoso. Dà tutto quello che può dare ma sono tutti disponibili a dare il massimo. Le partite le vinci in settimana, dipende sempre da come le prepari. Ancelotti è stato eletto come l’ottavo migliore allenatore di tutti i tempi. Il malato vogliamo curarlo con una aspirina? I napoletani hanno una cultura superiore alle media nazionale, sanno che cos’è il bello. Non andare in ritiro fu un errore, vuol dire che si è persa la leadership. In 27 anni di carriera non ho mai fatto ritiri punitivi: è il segnale che sei cotto”.

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