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CdS – De Laurentiis padre severo, ma la lezione è corretta. L’analisi

CdS – De Laurentiis padre severo, ma la lezione è corretta. L’analisi

Il Napoli di De Laurentiis sta provando a far rientrare la crisi: ieri c’è stata l’incontro a porte chiuse tra i calciatori e il patron azzurro. Dopo giorni di incertezze e incredulità, le due componenti del Napoli (squadra e...

Alessandro Silvano Davidde

Il Napoli di De Laurentiis sta provando a far rientrare la crisi: ieri c'è stata l'incontro a porte chiuse tra i calciatori e il patron azzurro. Dopo giorni di incertezze e incredulità, le due componenti del Napoli (squadra e società si sono confrontati). Di seguito l'editoriale del Corriere dello Sport in merito a questa vicenda:

De Laurentiis come un padre che parla al figlio ribelle

I padri, e anche i capitani d’azienda, fanno così: resistono a oltranza. Perché ventiquattro giorni rappresentano un bel po’ di tempo, poi (ri)entrano in scena. La prendono tutta per sé e sistemano ceffoni (semmai virtuali ma educativi) e carezze, lasciano che nell’aria resti l’eco del discorso e il senso autentico della severità.

Aurelio De Laurentiis se n’è stato per poco meno d’un mese nel suo silenzio stizzito, ha lasciato che il cellulare squillasse a vuoto quando gli telefonavano i calciatori. Ha evitato che quella «rivolta» venisse banalizzata e quindi sistemata nel catalogo delle sciocchezze giovanili. Poi è intervenuto su un terreno scivoloso. E in quel cielo terso, nuvoloni e nebbia, ha preferito restare se stesso ma con giudizio: discorso frontale, con fendenti che hanno fatto più male delle multe. Strategia dialettica infarcita da cucchiaini di miele per lanciarsi in un futuro conciliante. Da condividere sotto ad un albero di Natale illuminato a festa.

E’ vero «so’ ragazzi», ma muovono un’economia e indirizzano i sentimenti. Costruiscono persino sogni ma non possono demolire, con un gesto clamoroso e irresponsabile, lo stile di vita e di comportamento d’un club. Né lasciare che nell’universo rimanga a galleggiare il ricordo vivo d’un gesto increscioso. Però ci si redime: si ha persino il «diritto» di sbagliare e il «dovere» di rimediare. Per poi ricominciare assieme. Ma senza far finta che sia successo nulla...