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I colleghi de Il Corriere dello Sport si dilettano in un encomio nei riguardi di Scott McTominay all'interno della propria edizione odierna.
L'ultimo anno e mezzo di Serie A (e non solo) ci ha consegnato una verità inattaccabile: Scott McTominay è l'idolo indiscusso dei tifosi del Napoli e potenzialmente il calciatore più determinantedi recente memoria con indosso la casacca azzurra. Sabato sera a Genova, lo scozzese ha compiuto un'altra delle sue imprese: giocare un tempo e segnare persino una rete dolorante alla caviglia destra, per colpa di un problema che si porta dietro da inizio stagione. Mimmo Carratelli, giornalista presso Il Corriere dello Sport, ha ritenuto giusto, per i motivi elencati e per molti altri che non bisogna citare, cogliere la palla al balzo e vestire i panni di uno scrittore d'altri secoli al fine di recitare un'ode in forma scritta al nativo di Lancaster.
"Ode, inchino e tarantella per Scott McTominay: guerriero bello e sfrontato, paladino, cavaliere, pedone, torre, alfiere e re, campione di un calcio senza confini, libero giocatore in libero spazio. Difende a centrocampo, devasta in attacco, soccorre la difesa, dirige e completa il gioco. Sul campo di Marassi, regge a una caviglia in disordine, se la medica sbrigativamente da solo spruzzandola di spray antidolorifico e col piede in tilt esplode un tiro da trenta metri che è un razzo oltre il dolore, oltre la malasorte e dentro la porta del genoano Bijlow, un olandesone di un metro e 90 sfiorato dal vento impetuoso del pallone fiondato dall’artigliere scozzese. Sulla prodezza, il fastidio al tendine del gluteo destro, un acciacco camuffato da mesi per essere sempre in campo (28 volte di fila sempre in campo), frena la dirompente partita di Scott McTominay a Genova. Il guerriero esce di scena dopo aver frantumato il match, prima portando Hojlund a scuotere la rete genoana, poi sfondandola di suo.
Ode per il ragazzo scozzese, sottratto alla pioggia e alla tristezza di Manchester per essere rallegrato sulle sponde del golfo azzurro, sotto questo cielo e davanti a questo mare di passione, beniamino della vecchia e gloriosa città sempre disposta a innamorarsi per inventarsi giorni felici: benvenuto tra noi, 'McFratm'! Età tormentata da bimbo per statura inadeguata, 1,67, e improvvisamente, a sedici anni, stelo che s’allunga, strepitoso arbusto che s’innalza, aggiungendo 24 centimetri in diciotto mesi, sino al metro e 91. Da ranocchio biondo a principe azzurro, ma smisurato e con problemi di coordinazione e di equilibrio. Troppo basso, troppo alto, Scott McTominay sei un problema. Dall’età di cinque anni insegue il pallone nel cuore rosso di Manchester, nel Teatro dei Sogni di Matt Busby e Bobby Charlton, nello United di Alex Ferguson, l’Old Trafford di cento trionfi e del dolore immenso di Monaco di Baviera, l’aereo che tentò tre volte di alzarsi sulla pista innevata dell’aeroporto tedesco e si schiantò al suolo, otto giocatori dei Busby Babes e otto giornalisti inglesi persero la vita: era il 6 dicembre 1958. Applausi ed epinicio per il piccolo Scott McTominay che comincia a giocare portiere tra i pali dell’Old Trafford, ma Sir Alex Ferguson, che tutto vede e a tutto provvede, dice 'Togliete il ragazzino dalla porta!' e lo sistema a centrocampo, consegnandolo alla guida di José Mourinho, l’irresistibile nomade di Setubal, Portogallo. Ed è l’anno 2017 a Manchester, antico sobborgo celtico e il pop dei Bee Gees, “Stayin’ Alive”, la febbre del sabato sera dei sonori fratelli Barry, Robin e Maurice Gibb cresciuti al numero 51 di Keppel Road, a sud di Manchester. E il 2017 è l’anno di Scott McTominay con la maglia rossa numero 39 dello United, nove anni e 255 partite col numero 39 sulla maglia e 29 gol.
Il bimbo si fa grande e diventa uno di quegli scozzesi che, nella battaglia di Stirling, opposero travi appuntite alla cavalleria inglese e poi la irrisero sollevandosi il kilt e mostrando i genitali. Gloria, carme e cantico per il ragazzone di Scozia, Scott McTominay, che nel Napoli prende la maglia numero 8 dell’immenso Antonio Juliano, di Alemao, Jorginho e Fabian Ruiz, traendone virtù di condottiero, baluardo, visione di gioco, fedeltà e dedizione. E il numero 8 è il suo giorno di nascita. Elogio, encomio ed esaltazione per Scott McTominay che, a 21 anni, si trovò a giocare nel Manchester United col portiere De Gea, con Paul Pogba, con Romelu Lukaku e persino con Matteo Darmian di passaggio in Inghilterra: il mondo è piccolo e Mourinho è grande. In un selvaggio derby cittadino col City, scaraventa il pallone da quaranta metri nella porta lasciata sguarnita dal brasiliano Ederson. Gollazzo. Non c’è più Mourinho, ci sono Carrick e Rangnick, fino all’olandese Erik ten Hag, e lo United cala, si perde e Scott McTominay guarda altrove. E il Napoli guarda a Scott McTominay. Mai un calciatore scozzese aveva indossato la maglia azzurra. Il ragazzone biondo sorride a Napoli, riso Scott, e viene a scoprire la città che lo stupisce, lo incanta e lo cattura. Applauso e homenaje finale a Scott McTominay per il contributo robusto al quarto scudetto e baluardo assoluto al secondo anno. Fusto scozzese in trincea contro ogni assalto, impavido guastatore tra le linee di centrocampo degli oppositori, invasore a sorpresa nelle tane nemiche. Oh, Scott McTominay. Ferguson l’ha lanciato, Mourinho l’ha allenato, Conte lo ha plasmato in un calciatore universale".
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