Ode per il ragazzo scozzese, sottratto alla pioggia e alla tristezza di Manchester per essere rallegrato sulle sponde del golfo azzurro, sotto questo cielo e davanti a questo mare di passione, beniamino della vecchia e gloriosa città sempre disposta a innamorarsi per inventarsi giorni felici: benvenuto tra noi, 'McFratm'! Età tormentata da bimbo per statura inadeguata, 1,67, e improvvisamente, a sedici anni, stelo che s’allunga, strepitoso arbusto che s’innalza, aggiungendo 24 centimetri in diciotto mesi, sino al metro e 91. Da ranocchio biondo a principe azzurro, ma smisurato e con problemi di coordinazione e di equilibrio. Troppo basso, troppo alto, Scott McTominay sei un problema. Dall’età di cinque anni insegue il pallone nel cuore rosso di Manchester, nel Teatro dei Sogni di Matt Busby e Bobby Charlton, nello United di Alex Ferguson, l’Old Trafford di cento trionfi e del dolore immenso di Monaco di Baviera, l’aereo che tentò tre volte di alzarsi sulla pista innevata dell’aeroporto tedesco e si schiantò al suolo, otto giocatori dei Busby Babes e otto giornalisti inglesi persero la vita: era il 6 dicembre 1958. Applausi ed epinicio per il piccolo Scott McTominay che comincia a giocare portiere tra i pali dell’Old Trafford, ma Sir Alex Ferguson, che tutto vede e a tutto provvede, dice 'Togliete il ragazzino dalla porta!' e lo sistema a centrocampo, consegnandolo alla guida di José Mourinho, l’irresistibile nomade di Setubal, Portogallo. Ed è l’anno 2017 a Manchester, antico sobborgo celtico e il pop dei Bee Gees, “Stayin’ Alive”, la febbre del sabato sera dei sonori fratelli Barry, Robin e Maurice Gibb cresciuti al numero 51 di Keppel Road, a sud di Manchester. E il 2017 è l’anno di Scott McTominay con la maglia rossa numero 39 dello United, nove anni e 255 partite col numero 39 sulla maglia e 29 gol.
Il bimbo si fa grande e diventa uno di quegli scozzesi che, nella battaglia di Stirling, opposero travi appuntite alla cavalleria inglese e poi la irrisero sollevandosi il kilt e mostrando i genitali. Gloria, carme e cantico per il ragazzone di Scozia, Scott McTominay, che nel Napoli prende la maglia numero 8 dell’immenso Antonio Juliano, di Alemao, Jorginho e Fabian Ruiz, traendone virtù di condottiero, baluardo, visione di gioco, fedeltà e dedizione. E il numero 8 è il suo giorno di nascita. Elogio, encomio ed esaltazione per Scott McTominay che, a 21 anni, si trovò a giocare nel Manchester United col portiere De Gea, con Paul Pogba, con Romelu Lukaku e persino con Matteo Darmian di passaggio in Inghilterra: il mondo è piccolo e Mourinho è grande. In un selvaggio derby cittadino col City, scaraventa il pallone da quaranta metri nella porta lasciata sguarnita dal brasiliano Ederson. Gollazzo. Non c’è più Mourinho, ci sono Carrick e Rangnick, fino all’olandese Erik ten Hag, e lo United cala, si perde e Scott McTominay guarda altrove. E il Napoli guarda a Scott McTominay. Mai un calciatore scozzese aveva indossato la maglia azzurra. Il ragazzone biondo sorride a Napoli, riso Scott, e viene a scoprire la città che lo stupisce, lo incanta e lo cattura. Applauso e homenaje finale a Scott McTominay per il contributo robusto al quarto scudetto e baluardo assoluto al secondo anno. Fusto scozzese in trincea contro ogni assalto, impavido guastatore tra le linee di centrocampo degli oppositori, invasore a sorpresa nelle tane nemiche. Oh, Scott McTominay. Ferguson l’ha lanciato, Mourinho l’ha allenato, Conte lo ha plasmato in un calciatore universale".
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