Sandro Mazzola, storico ex calciatore dell'Inter, ha rilasciato un'intervista ai microfoni de Il Mattino, soffermandosi sulla sfida al Napoli, in programma domani sera al Meazza alle 20.45.
Mazzola: "Inter-Napoli sfida importante per i nerazzurri, Gattuso ci arriva più sereno"
Mazzola su Inter-Napoli
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Mazzola, cosa può dire la gara di domani sera a San Siro?"È importante per l'Inter e non per il Napoli. Perché la mazzata che avuto con lo 0-0 con lo Shakthar non è mica dimenticata. Se domani non vince, sarà un altro gioco al massacro. Il Napoli arriva più sereno, se perde non è una tragedia e sa bene Gattuso che anche una sconfitta non taglia certo gli azzurri fuori dalla lotta per lo scudetto. La stagione è ancora lunghissima".
Sono giorni tristi, prima la morte di Maradona, poi quella di Paolo Rossi."Due dolori fortissimi. Ho sempre visto con ammirazione Diego: perché anche io, nel mio piccolo, quando vedevo la mia Inter o l'Italia in difficoltà pensavo a cosa potermi inventare per fare gol e sbloccare la situazione. Qualche volta mi riusciva, altre no. Poi arrivò lui e vedevo che era capace di fare in campo, nella realtà, quello che io magari avevo solo tentato di fare altre volte. Pablito, invece, è riuscito a vendicare la mia generazione che il Mondiale lo ha solo accarezzato".
Vincere a Milano non è più proibito come lo era ai suoi tempi?"È tutto in prescrizione e lo confesso: a Gonella gliene dissi di tutti i colori nel primo tempo di quella domenica di marzo del 1971. Il Napoli vinceva, noi eravamo in 10 ed entrai nello spogliatoio: Guardi, lei sta arbitrando malissimo e ci farà perdere la partita e lo scudetto, se ne assumerà la responsabilità e le colpe. E non garantisco su come la gente allo stadio la prenderà. Era quello che pensavo, non erano minacce: ero nero perché davvero ero convinto che ci avesse danneggiati. Per fortuna, poi arbitrò bene nella ripresa... Fu un errore, non dovevo farlo, ne parlai anche con Juliano tante volte e lui mi ha sempre perdonato".
È un campionato, questo, finalmente equilibrato?"C'è Gattuso che è una specie di sergente di ferro, alla Bersellini. Io ero dirigente ed Eugenio allenatore, urlava sempre, era sempre lì a chiedere sacrifici, a pretendere allenamenti severi. La prima volta vedevi che i calciatori se ne infischiavano, la seconda che ci pensavano e la terza che erano pronti a buttarsi nel fuoco per lui perché capivano che le parole erano quelle giuste. Ecco, Rino mi pare proprio un tipo così, uno che con le parole e il lavoro può portare la squadra dove vuole lui".
Chi è il calciatore di quelli che domani scenderanno in campo che più ammira?"Tutta la vita, Insigne. È uno ancora all'antica, quando è in giornata con il pallone tra i piedi può saltare l'uomo e inventarsi qualcosa che vale la pena poi di rivedere. Sembra una cosa rara. E poi sta facendo quello che ai miei tempi era la regola: ha abbracciato il Napoli e ha deciso di esserne il capitano per sempre. È la cosa giusta. Certo, magari un giorno gli dispiacerà non aver vissuto qualche altra esperienza".
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