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rassegna

Galeone: “Spalletti e Allegri diversi, Maradona mi voleva come allenatore a Napoli”

Domenico D'Ausilio

L'intervista all'ex tecnico del Napoli a Tuttosport

Giovanni Galeone, allenatore, ha rilasciato un'intervista ai microfoni di Tuttosport, soffermandosi su Napoli-Juve, il paragone Spalletti-Allegri e su alcuni retroscena sul suo mancato arrivo in azzurro ai tempi di Maradona e l'anno della retrocessione 1997-1998.

Galeone su Napoli-Juve e il confronto Spalletti-Allegri

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"Il Napoli ha vinto contro la Samp, ed era importante: infatti non ha rischiato niente, i tre punti erano troppo importanti dopo la sconfitta con l’Inter. È meno sbarazzino dell’inizio del campionato. Ora fa più possesso di palla anche quando arriva vicino all’area avversaria, e non è cosa da Napoli. Sarà comunque un bel banco di prova per la difesa che riuscirà a schierare Allegri. Allegri e Spalletti sono molto diversi, ma ugualmente determinanti. Molto, di Napoli-Juventus, è nelle loro mani. Anzi: nelle loro menti. Spalletti non ha vinto Scudetti ma ha grande esperienza. Nell’Empoli ha fatto bene, nella Roma benissimo. Ha sempre cercato un gioco propositivo. Qualche volta con i giocatori a disposizione ce l’ha fatta, altre volte meno. Strategicamente ha più bisogno di elementi adatti al suo tipo di gioco, invece Max si arrangia. Per dire: mè uno che fa giocare Alex Sandro centrale di sinistra. E dici: ma dove caz... l’ha visto Alex Sandro centrale di sinistra?!? Ma lui ragiona: non ha più la coscia per giocare a quattro, Cuadrado non ce l’ho, Bonucci fa fatica... Allora punto su Danilo uomo base che dirige tutto e dico ad Alex di fare solo la fase difensiva. Questo lavoro Spalletti, Conte eccetera non lo fanno".

Sulla stagione 97-98 e il suo mancato arrivo nell'era Maradona

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"Lì ho sbagliato io. Ebbi la presunzione di poter fare meglio di un grande allenatore che aveva dato le dimissioni. E se Carletto Mazzone dà le dimissioni vuol dire che c’è poco da fare. Dopo di me però sono andati a Napoli Ulivieri, Mondonico, Zeman e anche loro - uno diverso dall’altro - non hanno ottenuto risultati: vuol dire che c’era qualche problema di base. Max ha cercato di dare quello che poteva, ma non eravamo molto bravi dai... Ho sbagliato io, mi sono fatto prendere dalla voglia di andare a Napoli, sono napoletano: mi spiace ancora oggi. C’ero andato vicino in passato quando mi voleva Maradona... Lo avevo incontrato per caso a ristorante e mi aveva mandato lo Champagne al tavolo, aveva detto: lei deve essere il mio allenatore, lei deve venire con me. I giocatori fecero il famoso comunicato, ma Ottavio Bianchi non si dimise e la squadra fu rivoluzionata. Ho sfiorato l’occasione".