Le parole del fuoriclasse belga ai microfoni de Il Corriere dello Sport
Napoli-Como, gli azzurri si preparano all'esordio stagionale al Maradona VIDEO
Kevin De Bruyne, centrocampista del Napoli, ha rilasciato un'intervista ai microfoni de Il Corriere dello Sport, dove ha parlato della sua permanenza in azzurro, delle differenze tra Massimiliano Allegri ed Antonio Conte e della possibilità di ritrovare Gabriel Jesus come compagno di squadra. Di seguito le sue dichiarazioni, riportate dalla nostra redazione: "Se ho mai pensato di lasciare il Napoli durante l’estate? Mai. Mai detto questo. Il fatto è che quando dico qualcosa sono molto diretto, ma a volte alla gente non piace e ci ricama sopra tante storie. Tutta l’estate a parlare di “Kevin qua, Kevin là”. Non sapevano dove fossi e dove fosse la mia famiglia. Tengo molto alla mia privacy".
Tutto nasce dal discorso in Belgio sul gioco della squadra e sull’addio di Conte
"Non ha molto senso parlarne, ma se mi fanno una domanda sono onesto. Scelgo sempre la verità: mi piace giocare un bel calcio e l’ho detto anche prima di arrivare. Non cambierò mai chi sono, è ciò che mi rende il giocatore che sono. Sono io".
Cosa non ha funzionato con Conte?
"Succede, non è un grande problema: non puoi legare con tutti nella tua carriera e va bene così. Non sono l’unico, a volte le persone hanno visioni diverse del calcio. Tutto normale".
Si diverte ora?
"Mi divertivo anche l’anno scorso: voglio godermi la vita e gli ultimi anni di carriera. Se non mi divertissi, smetterei e sarei felice di fare cose diverse. Non gioco per soldi o per altro, ma solo perché voglio e perché mi diverte. È l’unico motivo. Eppure ascolto tante sciocchezze...".
Le piacciono il nuovo progetto e il nuovo allenatore?
"Sono arrivato da venti giorni ed è cambiato tutto, non voglio fare un’analisi in così poco tempo. Però direi che abbiamo cominciato bene e mi sento bene anche io, tanto che ho iniziato a giocare subito".
La squadra è forte?
"Sì, certo. Siamo arrivati secondi, quindi siamo forti. Abbiamo cambiato giusto un paio di uomini e ci conosciamo tutti".
Ha giocato per cinque anni con Gabriel Jesus al City: cosa potrebbe portare?
"Qualità. Qualità in attacco con la palla, nel gioco di sponda e nella manovra. Probabilmente è un profilo che non abbiamo, diverso rispetto a Rasmus o Lorenzo. Se arrivasse, potrebbe aiutarci. Anche con l’esperienza: sa come si vince. È importante, vedremo cosa accadrà. Se l'ho sentito? No, non mi ha chiamato".
Torniamo al presente: ha già colto una differenza tra Allegri e Conte?
"Conte è molto rigido, più focalizzato sul rapporto professionale. Calcio, calcio, calcio. Pensa solo al calcio. Non c’è connessione personale con i giocatori. Allegri invece è un po’ più sciolto, più informale, e da quanto ho potuto vedere cura di più il legame personale. Ogni allenatore è diverso dall’altro e io ho lavorato con tanti allenatori diversi".
Il Napoli può ambire allo scudetto?
"Credo di sì, ma se guardo la rosa e gli acquisti credo che l’Inter sia la prima favorita. Noi siamo lì con le solite sei o sette squadre, tutte vicine in ordine sparso. Credo che alcuni club investano un po’ più di noi, quindi sarà di nuovo una corsa difficile".
Cosa vorrebbe nella stagione del Centenario?
"Vincere. Vincere ogni partita. Ma non ha senso dire che proveremo a conquistare lo scudetto o cose del genere. Quando sei giovane dici che vuoi fare questo e quello, ma io sono troppo vecchio per queste cose. Pensiamo alla prossima e poi ci si rilassa".
Il Napoli aspira a crescere in Europa
"Inutile dire che vinceremo la Champions, rispetto a molte squadre non siamo minimamente favoriti: la cosa più importante è superare la fase a gironi e poi si vedrà. Ovviamente l’anno scorso non abbiamo fatto bene".
E Vergara? È una speranza dell’Italia
"Sì, ma bisogna dargli tempo: quando sono arrivato pensavo che avesse 18 anni ma ne aveva 23. In Belgio e in Inghilterra sei già titolare a 17 o 18 anni, ma qui c’è un’altra filosofia: questa sarà la sua prima stagione intera con la squadra. Antonio deve solo crescere con continuità, tutti i giorni, e giocare, giocare, giocare. Sta facendo davvero bene, ci aiuterà tanto".
Ha sentito Lukaku?
"Abbiamo parlato al Mondiale, non da quando è partito. È business, lavoro, a volte bisogna capire le situazioni".
Dopo sedici anni e quattro Mondiali lascerà la nazionale belga?
"No, non credo, ma se giocherò sarà al massimo per un altro paio d’anni. Ho sentito il nuovo ct, ne parleremo: se mi vogliono ancora, mi metterò a disposizione per aiutare la squadra a crescere. Ma il mio ruolo cambierà: ho trascinato il Belgio per sedici o quattordici anni, credo sia giunto il momento di dare un contributo diverso. E poi, potrò dire lentamente grazie".
Sa che il prossimo sarà il 200° gol della sua carriera?
"No, ma è bello scoprirlo. Gioco da 18 anni, tanto tempo, ma ovviamente fa piacere raggiungere questo traguardo".
Il numero 199 l’ha segnato sabato al Genoa. La famosa situazione-Vasquez: fallo o non fallo?
"Penso che sia fifty fifty, dipende da che angolazione la guardi: dalla mia, venivo da un lato e lui è venuto verso di me. Comunque la si voglia vedere, sono rimasto un po’ sorpreso ma fa parte del gioco. Le persone parlano tanto, a me non interessa".
Cosa le rimane del suo primo anno italiano?
"Ho iniziato bene, ma l’infortunio ha rovinato l’intera stagione: rientrare a marzo e recuperare il ritmo quando tutti sono al top della forma è dura. Quando mi sono fermato eravamo primi e stavo giocando bene, ma se perdi cinque mesi cosa puoi dire?".
Sarà il suo ultimo atto con il Napoli?
"Dipende. Per ora ho un’opzione per un altro anno e non c’è fretta di parlarne. Come ho detto, voglio essere felice, la mia famiglia deve essere felice e il club deve essere felice. Vedremo a marzo o giù di lì".
© RIPRODUZIONE RISERVATA