Due uomini diversi, soprattutto, due filosofie di calcio diverse. Conte ha vinto uno scudetto dopo una stagione terribile, ma quest'anno si è esposto a tre critiche: nell'ambiente - riferisce il Roma - in tanti pensano che abbia responsabilità per i troppi infortuni occorsi ai calciatori in questa stagione; inoltre, il gioco del Napoli contiano non ha mai acceso la fantasia del Maradona e la campagna acquisti estiva ha riservato più di qualche multimilionaria delusione.
E così è tornato alla memoria il ricordo nostalgico del gioco di Sarri: pressing alto, scambi di prima, calcio offensivo, movimenti continui.
Dalla parte di Sarri pende l'ingaggio molto più contenuto (3,5 milioni annui rispetto agli 8,5 percepiti da Conte) e le richieste poco esose sul mercato.
D'altro canto, però, rinunciare a Conte non è facile: è un vincente, garantisce importanti livelli di competitività. Il bivio è tutto qui: proseguire nel pragmatismo puro di Conte o tornare al calcio romantico di Sarri? Continuare insieme si può, ma solo se ambo le parti sono veramente convinte del progetto. Altrimenti non avrebbe senso.
Prima il campo, prima la partita di Pisa: poi, arriverà il tempo delle scelte.
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