Antonio Conte ha terminato la sua avventura al Napoli, ma potrebbe ritornare subito in sella e continua ad essere il nome in cima alla lista per la panchina dell'Italia con Mancini che lo tallona. Come sottolinea l'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport c'è il nodo ingaggio da risolvere. A seguire un estratto dell'articolo.

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Conte, corsa con Mancini per la panchina dell’Italia: c’è il nodo ingaggio – GdS
Conte, corsa con Mancini per la panchina dell'Italia: c'è il nodo ingaggio
—"Conte è il preferito, ma la questione salariale è tutto tranne che secondaria e il percorso di Mancini, da questa prospettiva, sarebbe più agevole. Campione d’Europa 2021, il Mancio ha vinto lo “scudetto” in Qatar con l’Al Sadd, ma non ha nessuna intenzione di continuare laggiù: il contratto gli riserva una clausola liberatoria a giugno. Non è un mistero che voglia tornare in Italia e si sia pentito della “follia” di quel 13 agosto 2023, quando comunicò le dimissioni via mail al presidente Gravina, a pochi giorni dalle partite di qualificazione europea. Una fuga vera e propria. Mancini in realtà aveva già un accordo per diventare ct dell’Arabia Saudita, evidenza negata fino al 27 agosto, quando andò a firmare a Riad. Si sa, un accordo non si raggiunge in due settimane. Quattordici mesi non memorabili in Arabia, un anno di stop, quindi l’Al Sadd e tanta voglia d’Italia. Dimenticando gli ingaggi fuori mercato della penisola arabica, oggi Mancini accetterebbe il “minimo sindacale” per un ct di una Nazionale decadente quanto si vuole, ma quattro volte campione mondiale: attorno ai due milioni. Cifra sostenibile. Conte, ha i connotati del pragmatismo: ha allenato l’Italia dal 2014 al 2016, forse la più debole dell’ultimo ventennio, e l’ha portata a un passo da una semifinale europea, sfuggita dopo diciotto rigori. A Conte non dispiacerebbe un incarico senza più la quotidianità del club, anche se la pressione sulla Nazionale, l’ha sempre detto, non ha eguali. Lui sarebbe sicuro di staccare la qualificazione. Però non serve la sfera di cristallo per capire che non accetterebbe un incarico alle cifre di Mancini. Lasciamo da parte lo stipendio del Napoli che si aggira sugli otto milioni: a Conte andrebbe bene qualcosa di meno, non un dimezzamento. Nel 2016 il presidente Tavecchio s’inventò un accordo con la Puma per aumentare l’ingaggio a 4,5 milioni, cifra allora fuori budget. Se la nuova Federcalcio vorrà Conte dovrà dimostrarsi “creativa” tra sponsor, bonus e altre misure. Se l’obiettivo è Mancini, non ci saranno ostacoli, anzi sarebbe già fatto. Importante che prima venga la scelta tecnica, poi quella economica".
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