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La Figc sogna un ritorno di Conte, ma il Napoli ha la priorità
Il calcio italiano in questi giorni sta subendo un vero e proprio terremoto con Gravina e Buffon che si sono dimessi. A loro farà seguito Gennaro Gattuso il che spingerà alla ricerca di un nuovo allenatore e il nome in cima alla lista, come sottolinea anche l'edizione odierna de Il Mattino, sembra essere quello di Antonio Conte. Ma c'è da superare lo scoglio Napoli, sia per la difficoltà di confrontarsi con De Laurentiis, che per la volontà del tecnico di proseguire la sua avventura partenopea. A seguire un estratto dell'articolo.
"Tra i profili individuati ovviamente anche quello di Antonio. Che, però, è impegnato con il Napoli almeno ancora per un anno. E tutto sembra poter confermare la strada per la prossima stagione, De Laurentiis ne è convinto. Se la Figc volesse, servirebbe una via d’uscita: impossibile non è, ma neppure facile dopo quanto successo con Adl e Spalletti. Senza pensare al discorso economico: Conte aveva guadagnato in Nazionale fino a oltre 4 milioni, oggi percepisce praticamente il doppio. Non c’è stato ancora alcun contatto ufficiale (visto il terremoto delle ultime 72 ore in Federcalcio, ci mancherebbe), ma per Conte il ritorno sulla panchina italiana non sarebbe un’ipotesi da scartare a priori. Ma fin qui l’allenatore azzurro non ha mai messo in dubbio di poter restare a Napoli. Le dimissioni di Gravina, arrivate ieri, in capo alla Figc cambiano anche le tempistiche. Non sembra esserci l’urgenza di una scelta, la lista di allenatori in lizza continuerà a restare in vita ancora un po’. Per convincere Conte a stravolgere il suo presente però servirebbe un progetto a cui sarebbe impossibile rinunciare. Non è facile. Anche se rialzare la Nazionale dopo tre Mondiali di fila persi sarebbe un’occasione da ingolosire chiunque. E poi quella italiana sarebbe l’unica proposta che Antonio valuterebbe, per altri club non c’è spazio: il Napoli viene prima. Intanto ci sono i numeri: le 25 partite già in panchina con l’Italia di Conte sono un background importante. Appena quattro sconfitte nei tempi regolamentari e tutte in amichevoli. L’allenatore oggi napoletano aveva avuto meriti e colpe: innanzitutto aver fatto sognare un Paese intero in un’estate che doveva essere anonima, con una selezione non proprio ricchissima di talento. Ma anche il limite di aver rallentato la crescita di alcuni prospetti che poi sarebbero stati la base dell’europeo vinto cinque anni dopo. Mandare in campo Eder, Pellé e Sturaro con in panchina Immobile, Insigne, pure Bernardeschi sembrò e ancora sembra un azzardo. Ma Conte, si sa, è uomo da scelte nette. E si affidò a guerrieri prima ancora che a talenti".
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