Sul rapporto club e città: "Già da diversi anni c'è un percorso d'avvicinamento con il territorio, c'è un'identificazione assoluta fra il Napoli e la città. La squadra ha vinto due scudetti e una Supercoppa in tre stagioni e Napoli è diventata un luogo dove tutti vogliono stare. Siamo vivendo un rinascimento in tantissimi setti. Oggi Napoli è il place to be, un asset fondamentale per noi. Come per Napoli è stato secondo me importante il lavoro fatto dal club. Abbiamo fatto il cimitero delle fontanelle, la Gaiola, la metro di Chiaia, il teatro napoletano, nelle nostre iniziative: riscoprirsi uno nell'altro fa sì che il Napoli oggi sia ambasciatore di Napoli, ci dà molto orgoglio".
Sullo stadio: "De Laurentiis sta lavorando molto sulla situazione delle strutture per Napoli, ma ne parlerà lui. Il pensiero del club è chiaro, si vuole lavorare ad uno stadio e non vuole mettere le pezze a quello attuale, Per me che invece sono chiamato a sviluppare il business intorno al Napoli, posso dire che dai nostri forecast perdiamo circa 70-80 milioni l'anno non avendo un nuovo stadio. Non perché alzeremo i prezzi in modo folle, ma perché semplicemente abbiamo una carenza strutturale importante sulla parte corporate, che regge circa il 50% dei nuovi stadi. Servirebbero 80 sky box e tanti posti corporate per far aumentare la crescita strutturale del club. Ci mancano 70 milioni di food & beverage, museo, tour, experience immersive, hospitality. De Laurentiis è competitivo e serve un nuovo stadio: senza, il Napoli sta facendo oggettivamente dei miracoli. Che per definizione non sono eterni. Vogliamo crescere nel futuro, ci serve un impianto di proprietà del Napoli, per avere i flussi necessari per supportare la crescita".
Sulla linea marketing scelta negli ultimi anni: "Noi qualche anno fa ci siamo chiesti cosa fosse il Napoli, e abbiamo capito che per i napoletani c'è un legame fortissimo con la propria città e squadra. E su questo dal 2023 abbiamo creato una strategia marketing che vertesse su questo aspetto. Abbiamo quindi lavorato su questo legame unendo l'amore per la città e la squadra. Avevamo intuito che mancasse un collegamento forte, diretto ed evidente, sull'identificazione di un unicum fra squadra e città. Lavorando sul territorio, valorizzandolo e raccontando un manifesto su ciò che è Napoli e ciò che sono i napoletani. Qui c'è un concetto religioso di fede che si tramanda e che travalica i limiti e i confini della città. Supportato dal rebranding visuale e di identità di brand, che ha fatto sì che il Napoli oggi sia più facilmente identificabile rispetto a prima. Le leve fondamentali son state la visione del presidente De Laurentiis: sfruttare il diritto d'immagine, che possiamo farlo solo noi andando in posti diversi con calciatori diversi, e poi l'essere diventato un fashion brand, guidato in maniera eccellente da Valentina De Laurentiis. Un brand nel brand: Valentina è entrata in simbiosi col gruppo di lavoro di Armani, che ci porta oggi un vantaggio competitivo apprezzato dal mercato. Sia dai fan ma anche da brand internazionali che poi scelgono Napoli come hub di innovazione per arrivare in Italia. Abbiamo un parco d'aziende, come Arnone stesso, che negli anni hanno investito e creduto in Napoli. L'ultima con l'azienda cinese Dongfeng che sceglie il Napoli, pur avendo 50 miliardi di fatturato. Abbiamo ancora del lavoro da fare in campo internazionale".
Sui ricavi e la crescita del club: "Ricavi commerciali raddoppiati negli ultimi anni? Secondo me noi siamo più o meno alla metà del nostro potenziale, abbiamo ancora delle aree di sviluppo. Stiamo anche crescendo dal punto di vista strutturale, l'azienda la fanno le persone. Ho un gruppo di lavoro che incrementiamo molto valido. Servono specifiche competenze per presentarsi nel modo giusto al mercato. Oggi abbiamo una credibilità che stiamo costruendo negli anni. E ci aiuta a migliorare il discorso del fatturato e le partnership. Il nostro punto dolente è sicuramente il ricavo da botteghino: noi sicuramente grazie ai risultati sportivi che al coinvolgimento di squadra e allenatore provocano, ma anche al gruppo di lavoro che studia il pricing per fare sold-out anche in orari strani o orari non di cartello... Per esempio abbiam giocato due volte di martedì alle 18:30. Pesano quegli 80 milioni, siamo sui 110-120 milioni di ricavi commerciali, il nostro obiettivo è 200 milioni. Stiamo lavorando già alla prossima stagione. Il merchandising oggi lavora molto bene sul territorio nazionale, la nostra sfida è essere competitivi all'estero col merchandising. Bisogna produrre all'estero - già lo facciamo - ma anche avere una rete distributiva. E serve anche avere academy e partnership strategiche all'estero. Per aumentare il fatturato. Però per fare il salto vero di qualità e per competere, senza quei ricavi da nuovo stadio, è veramente molto complesso. Ad un certo punto la crescita si fermerà".
Sul Maradona: "Io ormai abito in questo stadio, il mio ufficio è qui e lo vivo h24. Uno stadio che ti dà oggettivamente un'energia e uno spirito particolare. Ha una magia ma carenze strutturali devastanti. Sì, è complicato anche fare una conferenza stampa qui, figurati fare altro. Abbiamo lavorato tanto negli ultimi anni per migliorarlo, con hospitality, tour per gli sponsor prima delle gare. Il nostro obiettivo fin quando saremo qui è di ottimizzare al massimo il lavoro allo stadio. Per me il cartello "lo stadio non è visitabile" è una sconfitta incredibile. Quando vengono i turisti e lo vedono... C'è un dialogo aperto perché per me è incredibile. Noi vorremmo aprire da subito questo stadio, già con quello che abbiamo potremmo dare un assaggio ai tifosi e turisti che vogliono entrare e vederlo. Lo stiamo chiedendo al Comune: è un dovere, regalarlo ai turisti che arrivano da Argentina, America o Asia. Magari non sono riusciti a prendere il biglietto. Perché per fortuna siamo sempre sold-out".
Sui dati del merchandising: ""Dati del merchandising? Sono pubblici, dall'inizio dell'autoproduzione ad oggi abbiamo fatto x6. Siamo al 60-65% del suo potenziale, ci manca il mercato internazionale. Abbiamo fatto un accordo da qualche mese con un player importante globale, che ha fabbriche in tutto il mondo. Per produrre in America e in Asia, serve stare lì. La Cina sarà un mercato target dopo la partnership con Dongfeng. Continuare con Armani fino al 2030 è una garanzia di perfezionare il progetto. Ho visto la collezione ieri della prossima stagione e ogni anno dico a Valentina De Laurentiis che ci stupisce: il prossimo anno è particolare, ci ha lavorato con particolare intensità col suo gruppo di lavoro. Vedrete che avrà degli elementi che farà sì di allargare e uscire da Napoli, è la collezione più bella della storia del Napoli".
Sul bus scoperto: "Il bus scoperto nasce da un grande falso mito, similare a quelli sulla donazione del sangue. Si diceva che a Napoli fosse impossibile farlo, non c'erano le condizioni dicevano Prefetto e Questore. Perché la gente non sarebbe stata in grado, dicevano. Noi l'abbiamo fatto lo stesso, con un gruppo di lavoro interno straordinario, non sapevamo se si fosse o meno realizzato! C'era l'incognita del risultato, ricordo quel Parma-Napoli con Inter-Lazio e ricordo ancora Arnautovic ad un centimetro dal gol. Il pullman sarebbe stato ricoperto! Quel progetto è stato realizzato solo perché si è creato un ecosistema positivo fra club, Comune, Regione, Prefettura, Questura e MSC che ci ha supportato. La sicurezza e gli steward. Si è creato un ecosistema dove tutti volevano affermare che il popolo di Napoli è il più civile del mondo e infatti lo è stato. Una grande soddisfazione. Una testimonianza reale. Abbiamo ora il centenario, partiamo dalla certezza che sarà accolto tutto con entusiasmo da tutti i tifosi".
Sulla Coppa America: "Coppa America? Sicuramente la Copa America è un esempio straordinario di ciò che dicevamo prima, la città non viene scelta a caso. Ovviamente l'anno dopo il centenario ci sarà questa manifestazione e siamo già attivi con idee e visioni per legare il Napoli a questo concetto di mare, di vela, di Copa America. Abbiamo partner MSC che sarà importante per la competizione. Voglio solo dire una cosa sul sangue e sul ruolo del Napoli: per concludere, secondo me dobbiamo rendere ordinario un gesto che sembra straordinario".
Sul centenario e lo stadio: "Il centenario per noi sarà un movimento culturale, lavoriamo per intersecare la storia di Napoli con quella di Napoli. Partiremo da prima del 1926, c'è un prima affascinante. Raccontiamo coi nostri storytelling, per tutto l'anno del centenario. L'anno del centenario ci ricollegherà con la nostra storia, sarà il contrario! Dal mondo verso Napoli, il claim si ribalta per una stagione. CI sarà un logo particolare per la stagione e maglie particolari per la stagione. Faremo eventi in città per celebrare la città cresciuta al fianco del Napoli e viceversa. Ci son stati momenti bui e difficili, ma oggi Napoli è la capitale d'Italia per riconoscibilità all'estero. Lo è Napoli e non Roma, Milano o Firenze. Stadio Maradona di proprietà del Napoli, è possibile? Il presidente è stato chiaro, vuole stadio nuovo e di proprietà, il presidente De Laurentiis è stato chiaro: questa la posizione del Napoli e del patron".
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