Nazionale? Sulla Nazionale bisogna andare con calma. Io sono sempre felicissimo quando emergono ragazzi così, perché mi rivedo un po’ nella loro storia. Però in Italia siamo bravissimi a esaltare subito un giocatore e poi a distruggerlo se le cose vanno male. Dargli subito la responsabilità di una partita importante con la Nazionale potrebbe essere un peso enorme. Ha le qualità per arrivarci, ma senza bruciare le tappe. Vergara è un giocatore che mi piace perché ha ancora quel calcio di strada dentro. Gioca con entusiasmo, con passione. Se perde palla la rincorre subito, prova la giocata, non ha paura. Quello spirito oggi manca a tanti ragazzi. Prima vedevo i parcheggi pieni di bambini che giocavano, oggi sono vuoti. Quel calcio lì non c’è più. Per questo dico che Vergara può giocare ovunque. Mezzala, esterno… se lo metti anche terzino ti fa la partita. Perché ha voglia di giocare e amore per il pallone.
Assenza di Lobotka? Sull’assenza di Lobotka è chiaro che pesa tantissimo. È un giocatore fondamentale per il Napoli, soprattutto in una stagione in cui il centrocampo ha già avuto tanti problemi. In questo momento perdere anche lui complica ulteriormente le cose”. “Chi lo sostituisce ha caratteristiche diverse. È un giocatore che palleggia di più e non ha la stessa capacità di uscire dalla pressione o di rompere la prima linea come fa Lobotka. Quindi è normale che l’allenatore debba preparare la partita in modo diverso. Il Napoli sta cercando di adattarsi a una situazione complicata. Le assenze sono tante e quando ti mancano giocatori importanti il modo di giocare cambia per forza.
Napoli-Torino? La partita contro il Torino non sarà semplice. Quando cambia allenatore scatta sempre una reazione nei giocatori: tutti vogliono mettersi in mostra e dimostrare qualcosa al nuovo tecnico. Questo porta sempre uno stimolo in più. A Torino in questo momento la situazione non è semplice, c’è contestazione. Io ho vissuto qualcosa di simile quando arrivai al Toro. Poi con Ventura e Petracchi il club riuscì a ripartire e arrivammo anche in Europa League. Oggi rivedo un po’ quella situazione iniziale. Il Torino però è una squadra che non muore mai. È sempre dura da affrontare, lotta fino alla fine. Il Napoli dovrà fare una grande partita.
Perrone del Como è un giocatore che mi piace molto. Mi entusiasma. Però con gli anni ho capito una cosa: ci sono calciatori che rendono al massimo dentro un certo sistema di gioco e con un certo allenatore. Poi cambi contesto e non sono più gli stessi. Detto questo, è un ragazzo forte e lavorare con un allenatore come Fabregas sicuramente lo aiuta tanto nella crescita. Se dovesse arrivare a Napoli avrebbe comunque una buona base da cui partire.
Rimpianti? Sul Napoli nella mia carriera c’è sempre stato un piccolo rimpianto. Giocare con la maglia della propria città sarebbe stato bellissimo, anche solo per un minuto. Però il livello del Napoli è sempre stato altissimo e io mi sono costruito la carriera passo dopo passo. Ho avuto comunque la fortuna di vivere il Maradona da avversario ed è uno stadio che ti dà emozioni incredibili. Non sono quelle che proveresti con la maglia del Napoli, ma resterà sempre qualcosa di speciale. E ringrazio Dio ogni giorno per la carriera che ho fatto”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



/www.calcionapoli1926.it/assets/uploads/202603/52b665afbd6ffffb961dd1c186b1adc1-scaled.jpg)