Sul gol contro la Fiorentina:"In quella partita spesso andavo vicino ad Hojlund, gli giravo attorno. Appena ho visto la palla lunga ho capito che c'era Rasmus, c'era anche Brescianini che voleva anticipare quindi gli sono girato intorno. Ho visto che Ras (Hojlund, ndr) l'ha fatta scorrere e mi sono detto: nooo, la vado a prendere subito! Ho accelerato il passo, me la sono allungata il giusto e l'ho piazzata, perché Elvis (Elvis Abbruscato, ndr) in allenamento mi dice sempre: piazzala, non tirare forte. Così l'ho piazzata".
La differenza tra i due gol:"Il primo purtroppo è stato inutile, per quanto ci abbia dato speranza in quel momento. Non conta fare gol o assist, ma vincere. Avrei preferito esultare nello spogliatoio. Penso che se potessi cambiare il mio gol con la qualificazione in Champions, lo farei".
Sull'essere un napoletano a Napoli:"Spesso si dice una frase: "essere napoletano e giocare a Napoli è la cosa più difficile che ci sia", ma non penso sia vero. Giocare a Napoli con la tua maglia addosso è la cosa più facile che ci sia. Non indossi solo la maglia di una squadra, ma è come se rappresentassi ogni singolo bambino fuori lo stadio, ogni bambino che si allena per poter un giorno giocare col Napoli. Non penso sia difficile, è la cosa più facile del mondo. Sicuramente giocare al Maradona con i tifosi che ti supportano rende tutto più facile. Fare tutto questo non comporta che non arriveranno critiche. Arriveranno il momento no e la partita sbagliata, ma non conta. Le parole non contano. Ciò che conta è l'espressione della gente, la loro emozione. Quando dal pullman vedo tanti tifosi con gli occhi pieni di desiderio, come se avessero visto il sogno di una vita passargli avanti, quello ripaga molto più delle parole".
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