calcionapoli1926 interviste Vergara: “La maglia del Napoli non mi pesa. Ecco cosa mi disse Conte. Che emozione i gol”

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Vergara: “La maglia del Napoli non mi pesa. Ecco cosa mi disse Conte. Che emozione i gol”

Sara Ghezzi
Le parole del talento azzurro

Antonio Vergara è l'uomo del momento. Lo scugnizzo cresciuto nel vivaio del Napoli che si sta prendendo la scena con la maglia dei suoi sogni. Quest'oggi è intervenuto ai microfoni di Radio CRC. A seguire le sue parole.

Vergara: "La maglia del Napoli non mi pesa. Ecco cosa mi disse Conte in estate. Che emozione i gol"

Sulle dediche dei suoi gol: "Dedicare il primo gol? Non ci ho pensato, ero solo felice. Il primo gol con il Chelsea è stato inaspettato anche per me, dalle foto si vede che la mia faccia era incredula. Il secondo gol, quello con la Fiorentina, invece lo dedico a tutto lo stadio e a coloro che erano lì ad esultare con me: è stato più bello anche perché abbiamo vinto".

Sul suo idolo: "Il mio idolo è sempre stato Messi, ma quando mi sono fatto più grande ed andavo a fare gli allenamenti in prima squadra con il Napoli mi è sempre piaciuto Piotr Zielinski. Era bello da vedere: faceva uno stop di tacco a seguire che si conosceva a memoria, ma riusciva comunque a sfuggire agli avversari. Un giocatore molto forte".

Sul suo ruolo preferito: "In questi anni ho sempre giocato sulla trequarti, mi sono sempre trovato bene ed è dove riesco, secondo me, ad esprimermi al meglio: poi ho giocato mezzala, quinto, esterno, ho fatto un po' tutto".


Sul lavorare con Conte e cosa chiede: "Mi sento sicuramente migliorato allenandomi con Conte, ma ho sempre giocato dando una mano tatticamente alla squadra. Noi lavoriamo tanto su quello che dobbiamo fare sotto il punto di vista tattico, davvero tanto. Il mister ci chiede di aiutarci l'uno con l'altro ed io cerco di farlo: se il mister mi chiede di raddoppiare, ci provo".

Sul compagno con cui si trova meglio in campo e fuori dal campo: "Fuori dal campo mi frequentavo molto con Marianucci, Ambrosino, con cui sono cresciuto, ci conosciamo da 15 anni, e Lucca. Ho un ottimo rapporto anche con Mazzocchi, Spinazzola, Contini, Savic, Di Lorenzo... siamo un ottimo gruppo. Dal punto di vista tattico ho più affinità con il capitano: per fortuna l'infortunio non è così grave come pensavamo".

Sul peso della maglia del Napoli: "Il peso della maglia azzurra? Io non lo sento, perché è come se ogni volta che indossassi questa maglia, la indossassero con me altre migliaia di persone: quindi il peso si divide. È come se giocassi per la mia gente, quindi non lo sento..."

Sul rapporto con Grava e Insigne: "Insigne? Siamo compaesani, ma l'ho incontrato poche volte. La prima volta è stato quando giocava ancora a Pescara, era finito il campionato ed io andai a casa sua per farmi una foto. Poi sono andato a fare qualche allenamento in prima squadra".

Sulla lingua nello spogliatoio: "Come parliamo nello spogliatoio? In realtà i ragazzi stranieri capiscono l'italiano: anche Scott, ad esempio, che non parla la nostra lingua, la capisce abbastanza bene. Io parlo italiano e lui mi capisce, lui parla in inglese ed io lo capisco".

Sui gol su punizione: "Non è nelle mie corde battere le punizioni dal limite, però a fine allenamento mi metto: ne provo a volte 10, a volte 15. Non sarà ora, a 23 anni, ma magari a 29 anni le saprò battere. Questo momento della mia carriera lo vivo molto serenamente, non percepisco il peso di un "treno della svolta". È una fase della mia crescita e del mio percorso.

Sui bambini che vogliono giocare a calcio: "Ad un bambino che ama il calcio e vuole fare questo percorso consiglio di divertirsi sempre e di viverla in maniera spensierata: se basa il suo calcio sul divertimento, già è a metà dell'opera. Per me essere in questa squadra con giocatori di grande talento, allenato da Conte, è come essere al banco a scuola. Loro mi insegnano e io cerco di apprendere il più possibile".

Su un retroscena su Conte: "Un consiglio di Conte? All'inizio dell'anno mi disse "Antò sei bravo, ma devi restare sempre con la testa attaccata, perché ogni tanto la stacchi". Mi aiuta soprattutto per quanto riguarda l'aspetto mentale e di concentrazione e a migliorare negli aspetti che ci sono da migliorare".

Sulla famiglia: "La famiglia per me è importantissima: puoi essere forte quanto vuoi, ma devi avere una persona di cui fidarti e che ti vuole bene".

Su Napoli e i tifosi: "Napoli penso che sia la città più bella del mondo. Il calore del tifo è un aspetto bellissimo per chi vive di calcio: spesso ne parlo con Scott, che non era abituato, e ricorda quando è arrivato a Capodichino. Il Maradona è veramente il 12esimo in campo per noi: si sente, davvero. Un messaggio ai tifosi? Veniteci a supportare soprattutto allo stadio, perché fate la differenza".