Le parole del procuratore del tecnico viola
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Nel corso della trasmissione “Salite sulla giostra” in onda su Stile Tv è intervenuto Andrea D'Amico. L'agente di Paolo Vanoli ha parlato del ritorno sulla panchina della Fiorentina. A seguire le sue parole.
Vanoli, l'agente: "Paolo ha fatto un miracolo per salvare la Fiorentina. Paratici ha capito un errore"
Su Paolo Vanoli e il ritorno alla Fiorentina: "Viviamo in un’epoca in cui è tutto molto veloce in qualsiasi settore. Paolo aveva fatto un miracolo nel salvare la Fiorentina l’anno scorso e di questo tutti ne erano consapevoli, anche Paratici. Probabilmente quando arriva un membro nuovo ti aspetti uno sprint diverso, un nuovo gioco e probabilmente ha avuto delle suggestioni che però non hanno portato a qualcosa di diverso. Quando si è reso conto che il rapporto non andava e che le aspettative non erano uguali alle previsioni, bisogna avere il coraggio di cambiare, lui lo ha fatto. Il fatto di essersi reso conto subito dell’errore è una cosa positiva. Per il bene della società, quando il dirigente capisce il proprio errore non c’è bisogno di sottolinearlo verbalmente anche perché se non fosse stato un errore non lo avrebbe cambiato. Quando si prendono decisioni, a volte sono giuste e altre sbagliate, ma correre ai ripari prima che sia troppo tardi vuol dire agire nell’interesse della società per cui stai lavorando".
Sul calcio italiano: "Giocare in Italia è difficile dal punto di vista mentale, tattico e se non hai grande qualità o una potente fisicità, in Serie A fai fatica. L’Italia è diventata un mercato di passaggio. Prima i grandi campioni restavano 10-15 anni nella stessa squadra, oggi invece arrivano, vengono valorizzati e più di 2 anni non restano, siamo diventati una dogana e spero che ci sia qualcuno che possa avere la voglia e la forza di cambiare le regole, altrimenti il nostro calcio sprofonda. Spero che questo cavillo del mancato tesseramento di Malagò consenta a lui se rimane o al commissario se arriva, di cambiare le regole perché sono passati 3 mesi dalla sua elezione e non è cambiato nulla. La gestione dei talenti è fondamentale e poi l’allenamento è importante perché la partita è la conseguenza di come ti alleni e della preparazione. L’allenatore della Nazionale è un selezionatore non un allenatore e se non ci sono giocatori non è colpa dell’allenatore. Prima, si chiudevano le porte agli stranieri per far crescere gli italiani quando le cose non andavano bene c’è bisogno di qualcuno ora che faccia il bene collettivo non uno che faccia gli interessi del quartiere. Non puoi farli contenti tutti, ma in questo momento c’è da salvare un malato terminale che è il calcio italiano. Il calcio sopravvive perché ci sono i diritti televisivi che vengono venduti in maniera collettiva. Se il nostro campionato perde appeal saranno guai per tutti".
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