Il mancato addio al Napoli:
"Era agosto. “Alessandro, ti vuole lo Sporting”. Quasi non ci credevo. Un’opportunità unica. Era tutto fatto, volevo andare a Lisbona. “Tu non ti muovi, resti qua”. Il Napoli non mi voleva cedere. Un “no” continuo a tutte le offerte. Il mercato era finito. Un velo oscuro ha iniziato a bussare alla mia porta. Ero rimasto a Napoli, ma la mia testa era altrove. Avevo perso serenità, non ero più felice. Ero triste e senza motivazione. La mattina mi svegliavo ed ero sempre nervoso, mi allenavo male. Non mi riconoscevo più. La depressione era entrata nella mia vita. E mi ha accompagnato per mesi. Anche nella seconda parte di stagione quando, dopo il mancato trasferimento al Genoa, sono andato a Salerno. Avevo cambiato maglia, ma non stavo bene. Ciò che avevo vissuto mi aveva segnato. In campo non ero io. Ero un giocatore diverso, un ragazzo diverso. Non riuscivo a esprimermi, giocavo male, la squadra non andava bene. Era tutto buio. È stata una battaglia dura da combattere. Nessuno ti insegna ad affrontare quei momenti. Mi sono rivolto a un mental coach, mi è servito per sfogarmi. Ma, alla fine, ne sono uscito da solo con l’aiuto della mia famiglia. E attraversare quel dolore mi ha permesso di vivere con maggior consapevolezza ciò che è arrivato nei mesi successivi. Prima nell’esperienza al Genoa. Una stagione bellissima per me e per la squadra. Ero sicuro di rimanere e di essere riscattato. Pensavo di aver trovato un posto in cui poter avere stabilità e continuità, lasciando alle spalle quell’incertezza propria dei prestiti. È andata diversamente. Il riscatto non è arrivato e sono tornato a Napoli senza conoscere il mio futuro, una volta ancora".
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