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calcionapoli1926 interviste Udinese, Zanoli senza veli: “A Napoli conobbi la depressione, avevo la testa altrove”

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Udinese, Zanoli senza veli: “A Napoli conobbi la depressione, avevo la testa altrove”

Udinese, Zanoli senza veli: “A Napoli conobbi la depressione, avevo la testa altrove” - immagine 1
Il terzino di proprietà del Napoli ha parlato della dura lotta contro sé stesso
Francesco Iodice

Il terzino dell'Udinese, Alessandro Zanoli, ha scritto una lettera a cuore aperto inviata e fatta pubblicare a Gianluca Di Marzio in cui ha parlato della battaglia contro la depressione e il suo addio al Napoli.

"Lasciai casa a 17 anni, ho sofferto tanto", le parole di Zanoli

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Di seguito un estratto della lettera riportato dalla nostra redazione:

"Avevo 17 anni quando ho lasciato casa. Era la prima volta. Ho sofferto tanto quella distanza. Non avevo più la mia famiglia e i miei amici, mi mancavano. Non avevo mai vissuto quella sensazione. Ho pianto tanto durante le prime settimane quando, solo in camera, pensavo a loro. Ogni volta che andavo a trovarli, non volevo più tornare a Napoli. Stavo facendo tanti sacrifici per rincorrere quel mio sogno. Ma non avevo la certezza che un giorno lo avrei realizzato. Questa incertezza mi faceva male. Sono stato più forte. Quel sogno l’ho realizzato. Sono diventato un calciatore professionista e di questo sport ho conosciuto la sua luce e il suo buio. Sono passato da fare un ritiro con il Napoli in cui ero sicuro partente a rimanere e fare più di 10 presenze in A in stagione. Ho avuto la fortuna di vivere i primi sei mesi di quella che sarebbe stata poi l’annata dello Scudetto e il calore di una piazza come quella della Samp. Ma ho anche conosciuto il malessere a cui il pallone ti espone e che spesso da fuori non si vede. È iniziato tutto dopo l’esperienza a Genova. Sono tornato a Napoli con la volontà di restarci per poche settimane. Avevo bisogno di giocare ed essere in un contesto che potesse darmi fiducia e continuità e lì non era possibile".


Il mancato addio al Napoli:

"Era agosto. “Alessandro, ti vuole lo Sporting”. Quasi non ci credevo. Un’opportunità unica. Era tutto fatto, volevo andare a Lisbona. “Tu non ti muovi, resti qua”. Il Napoli non mi voleva cedere. Un “no” continuo a tutte le offerte. Il mercato era finito. Un velo oscuro ha iniziato a bussare alla mia porta. Ero rimasto a Napoli, ma la mia testa era altrove. Avevo perso serenità, non ero più felice. Ero triste e senza motivazione. La mattina mi svegliavo ed ero sempre nervoso, mi allenavo male. Non mi riconoscevo più. La depressione era entrata nella mia vita. E mi ha accompagnato per mesi. Anche nella seconda parte di stagione quando, dopo il mancato trasferimento al Genoa, sono andato a Salerno. Avevo cambiato maglia, ma non stavo bene. Ciò che avevo vissuto mi aveva segnato. In campo non ero io. Ero un giocatore diverso, un ragazzo diverso. Non riuscivo a esprimermi, giocavo male, la squadra non andava bene. Era tutto buio. È stata una battaglia dura da combattere. Nessuno ti insegna ad affrontare quei momenti. Mi sono rivolto a un mental coach, mi è servito per sfogarmi. Ma, alla fine, ne sono uscito da solo con l’aiuto della mia famiglia. E attraversare quel dolore mi ha permesso di vivere con maggior consapevolezza ciò che è arrivato nei mesi successivi. Prima nell’esperienza al Genoa. Una stagione bellissima per me e per la squadra. Ero sicuro di rimanere e di essere riscattato. Pensavo di aver trovato un posto in cui poter avere stabilità e continuità, lasciando alle spalle quell’incertezza propria dei prestiti. È andata diversamente. Il riscatto non è arrivato e sono tornato a Napoli senza conoscere il mio futuro, una volta ancora".