Se al Sinigaglia il Napoli è stato più attento a non scoprirsi che a provare a vincerla
—"Sì, è un segnale abbastanza evidente. Quando una squadra allenata da Antonio Conte negli ultimi minuti pensa prima a non perdere che a vincere, vuol dire che in quel momento lì non ha la forza per fare un passo in più. Il richiamo a Spinazzola nel finale è emblematico: ordine, posizione, niente rischi. È una scelta lucida, ma racconta anche un certo tipo di atteggiamento".
Se il Napoli è mancato davvero nella corsa Scudetto oppure è stata semplicemente più forte l’Inter
—"Io credo che le due cose stiano insieme, ma il Napoli sicuramente non è stato continuo. Gli infortuni hanno inciso tantissimo, perché perdere giocatori come Kevin De Bruyne, Stanislav Lobotka o Amir Rrahmani per lunghi periodi cambia completamente l’equilibrio della squadra. Però non può essere solo quello, perché una squadra costruita per vincere deve trovare soluzioni anche nei momenti difficili".
Se De Bruyne è più un problema oggi o una risorsa per il futuro
—"Oggi è difficile considerarlo una certezza, perché non è al livello che ci si aspettava. Ma bisogna anche essere onesti: viene da un infortunio pesante, ha bisogno di continuità. Il punto vero è capire se potrà tornare quel giocatore che sposta gli equilibri e soprattutto se riuscirà a inserirsi completamente nel sistema di Conte, che è molto esigente".
Se Conte resterà al Napoli
—"Dipenderà tutto dal progetto. Antonio Conte non è un allenatore che resta per gestire, resta solo se ha la sensazione di poter migliorare davvero la squadra e competere per vincere. In questo momento la sensazione è che abbia ancora voglia di completare il lavoro, ma serviranno delle garanzie chiare“.
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