Le parole dell'ex tecnico azzurro

WhatsApp Image 2026-10-03 at 8.03.50 PM

De Bruyne show col Belgio, colpa di Allegri o problemi di adattamento a Napoli?- VIDEO

Intervistato da Tuttosport, Luciano Spalletti, attuale tecnico della Juventus ed ex Napoli, ha parlato della sua carriera, soffermandosi anche sui suoi anni in azzurro e sui calciatori maggiormente valorizzati.

Spalletti: "A Napoli alleni una città, ho un rimpianto! Il mio lavoro su Kvara e Lobotka"

Ha allenato la Roma, l'Inter, il Napoli, la Nazionale. Le manca il Milan, dove peraltro sarebbe potuto andare. Per il resto ha guidato le grandi del nostro calcio. Dopo un anno, cosa vuol dire essere allenatore della Juve? Quali differenze ci sono rispetto alle altre? «Alla Roma ho allenato una tifoseria, a Napoli una città, all'Inter una tradizione, in Nazionale un popolo. Alla Juve alleni invece una mentalità: è la storia del calcio. Qui c'è la modalità Juventus: non è solo un'emozione impetuosa. È gioia, orgoglio e responsabilità: sono sentimenti che non mi lasciano mai solo. L'intensità nutre le tristezze esagerate e felicità travolgenti. Non devi vivere solo di calcio, ma di Juventus. Siamo in competizione col nostro livello e non con gli altri. Il nostro club è sinonimo di eccellenza calcistica, per questo l'interesse nei nostri confronti è globale». Con quali giocatori, nella sua carriera, pensa di essere stato determinante? Con chi ha lasciato il segno? «Ne cito alcuni, i più vividi nella mia mente: Pizarro a Udine, Lobotka e Kvara a Napoli, Salah alla Roma e Cancelo all'Inter».

spalletti napoli

Spalletti: “Kvara e Lobotka, vi racconto come li ho valorizzati. Yildiz mi ricorda il georgiano”

Ce li spieghi, li vogliamo scoprire dalla sua prospettiva privilegiata. «Kvara veniva da un calcio particolare, ma Salah consegna un Pallone d'Oro a tutti coloro che lo allenano, sia chiaro. Pizarro da trequartista sono convinto che avrebbe avuto meno risalto rispetto all'agire davanti alla difesa: lì tocchi il 300% di palloni in più. Nel folto e nell'angusto devi strappare gli spazi, come oggi in area di rigore. Lo devi togliere a qualcun altro. Così David ha fatto vedere di più il suo talento. Lobotka l'ho trovato fuori, si era dimenticato di quanto fosse forte perché era un giocatore ai margini. E tu devi giocare su questo fatto, dicendo loro: “Ho scelto te”. Bisogna dire qualcosa, a volte, per farli tranquillizzare. Noi cerchiamo sempre qualcuno che ci dica qualcosa in maniera convincente e che riesca a farcele fare: succedeva ai tempi delle palafitte e capita pure oggi. Ma è sempre il livello del calciatore che fa la differenza, anche perché il calcio è complesso». Tornando al suo rapporto coi giocatori, chi sente di non essere riuscito a valorizzare abbastanza? «Adam Ounas a Napoli, senza dubbio». Torniamo all'attualità e parliamo di Kenan Yildiz, la fucilata nella notte. Lo avvicina già adesso a mostri sacri come Salah o Kvaratskhelia? «Per me è accostabile a Kvara: ha bisogno solo di giocare un altro po’, ma lo vedo molto simile negli imprevisti che viene a creare. Per come cerca di stare sempre fuori dai tempi di gioco e dalle regole della giocata».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti