L'ex attaccante del Napoli si è concesso per un'intervista a Tuttosport

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Il 'Cholito' Simeone, ex attaccante del Napoli ora al Torino, si è concesso per un'intervista ai taccuini di Tuttosport. Dalla scelta di rimanere in Piemonte, alla finale dei Mondiali 2026 persa dalla sua Argentina, fino ad arrivare alla prossima stagione. Non manca anche un passaggio su Antonio Conte. Di seguito le sue dichiarazioni.

Qual è il bilancio del ritiro?

«È stato un ritiro molto positivo. C’è un nuovo allenatore che ha portato energia, che ha un bello spirito e voglia di vincere: la squadra aveva bisogno di questo. Sono state due settimane positive, abbiamo lavorato sulle idee di Abate e stiamo cercando di creare una nuova identità a questo Toro».

simeone napoli

Come si trova nel nuovo sistema di gioco?

«Mi piace molto. Ci sono tante cose che dobbiamo migliorare, ma le idee che ha Abate. Costruiamo tanto dal basso e stiamo lavorando su questo aspetto».

Abate le ricorda qualche allenatore del passato?«Abate ha le sue idee, la sua impronta che sta facendo vedere, ma per l’intensità del lavoro e la cura maniacale dei dettagli mi ricorda Conte. E ha pure qualcosa di Pioli».

La scorsa stagione aveva fatto anche il trequartista, ora è tornato a giocare da centravanti«D’Aversa a volte mi faceva giocare più indietro, ma mi sono trovato bene in quella posizione. Con Abate sono tornato in avanti, ma nei primi giorni anche lui mi ha fatto fare il trequartista. Io sono a disposizione per entrambi i ruoli, anche se stando più indietro devo correre di più».

Facciamo un passo indietro, il River era interessato ad acquistarla, ma cosa l’ha spinta a scegliere di restare al Toro?«Si sa che mi piacerebbe un giorno tornare in Argentina e quel momento arriverà, ma non era questo il momento per cambiare squadra. Ora è il momento di crescere con questo nuovo gruppo. Sono concentrato al 100% sul presente e il presente per me è il Toro».

C’è qualcosa che Cairo o Petrachi le hanno detto per convincerla a rimanere?«No, abbiamo parlato in maniera molto chiara e abbiamo deciso di continuare insieme».

A ricordarle il River c’è la nuova seconda maglia, le piace?

«Sì, ma non è la prima volta che il Toro omaggia il River. Sono molto contento che ci sia questo legame forte tra queste due società».

Come se la immagina la prossima stagione?

«Non lo so, in ogni stagione ci sono delle difficoltà da affrontare. Ora abbiamo iniziato da zero con un nuovo allenatore e c’è una squadra che si sta creando. Mi auguro il meglio per questo gruppo, perché penso che con Abate stiamo creando qualcosa di bello».

Torneranno anche i tifosi, le è mancata la curva?

«Nella mia testa c’è ancora la partita contro la Juve, quando ho visto lo stadio pieno mi sono emozionato: ho sentito che potevamo vincere. Credetemi, quando venivo a Torino da avversario ho sempre trovato difficile giocare contro il Toro perché c’era uno stadio pieno che spingeva con forza la squadra. I tifosi del Toro hanno quel carattere che fa in modo che il Toro sia grande e a noi giocatori aiutano tantissimo».

C’è qualche giovane che l’ha colpita in ritiro?

«Luongo. È un ragazzo umile che lavora con grande intensità. Dopo mezzo allenamento aveva già capito cosa gli chiedeva Abate: i giocatori forti sono quelli che capiscono le idee dell’allenatore e si mettono a disposizione. Ora deve continuare su questa strada».

Tocchiamo un tasto dolente: come ha vissuto la finale del Mondiale?

«Tutte le partite dell’Argentina le ho guardate da solo, anche la finale. La vigilia ero un po’ agitato, anche perché c’era mio fratello Giuliano che giocava: sono orgoglioso di lui».

Biglia, Raimondi, c’è un po’ di Argentina anche nel Toro.

«Biglia lo conoscevo già, abbiamo giocato contro tante volte. Raimondi non lo conoscevo, ma anche lui come Biglia è una persona che sa molto di calcio: avevamo bisogna della loro passione».

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