Fabiano Santacroce torna a giocare con il Magma Napoli a 40 anni e ripercorre gli anni vissuti in azzurro, tra aneddoti, grandi campioni e ricordi di Serie A

Come riportato dall'edizione odierna di Gazzetta dello Sport, l’ex difensore del Napoli, a 40 anni, riparte dal Magma Napoli: “Non ho mai perso la voglia di giocare”. Poi i ricordi degli anni in Serie A tra Lavezzi, Cassano, Crespo e De Laurentiis. A seguire le sue parole.

Santacroce torna in campo e racconta il suo Napoli

Fabiano Santacroce si è goduto gli ultimi giorni di relax sotto il sole della Sardegna: "Ho preso una decisione importante: torno a giocare". A 40 anni, l’ex difensore – tra le altre di Napoli e Parma - ha rimesso divisa e scarpini: è un nuovo giocatore del Magma Napoli, club di Prima Categoria: "Ritrovo il mio amico, capitan Reginaldo, lui ha firmato lo scorso anno trascinando la squadra fino alla promozione. Il presidente Vincenzo Rossi Pisano avrebbe voluto tesserarmi già nella passata stagione, ma questo era il momento giusto per ripartire". Il difensore classe ’86 aveva scelto di ritirarsi nel 2020 dopo l’esperienza alla Virtus Verona: "Ho fatto l’osservatore, l’intermediario, l’allenatore. Ho continuato a giocare a calcetto con amici ed ex compagni, stavolta però si fa sul serio. Mi sto allenando con la squadra tutti i giorni, il campo a 11 è un’altra cosa. Ho già dolore dappertutto (ride, ndr)".
SSC Napoli v Cagliari Calcio - Serie A

Santacroce, la difesa del Magma Napoli ha un nuovo leader.

"È un progetto ambizioso: il club ha uno stadio di proprietà nel cuore della città, il Barassi di Secondigliano, e sui social hanno un seguito enorme. L’anno scorso, in Seconda Categoria, c’erano centinaia di tifosi sugli spalti per le partite. Sono pronto a dare una mano anche al settore tecnico della nuova scuola calcio: voglio aiutare i ragazzi a crescere e a migliorare nella giusta maniera".

Come nasce la scelta di tornare in campo?

"Non ho mai perso la voglia di giocare, quando sono in campo mi diverto. Negli anni in Serie A ho sfidato tantissimi campioni: Totti, Trezeguet, Ibrahimovic, Del Piero. Adesso mi ritroverò ad affrontare attaccanti di 20 anni o poco più, io ne ho compiuti 40 ad agosto. Loro correranno veloce, per fermarli farò valere l’esperienza".

Chi è stato il più forte che ha affrontato?

"Pato. Nel suo primo anno al Milan era impossibile da marcare. Uno di quelli che mi ha dato più fastidio è stato Crespo: aveva un’intelligenza tattica smisurata. Ricorda la scena della partita in spiaggia in "Tre uomini e una gamba" di Aldo, Giovanni e Giacomo? Ecco, sfidare Crespo era così. All’improvviso spariva, sembrava fosse nascosto sotto la sabbia. Ma in campo ne ho viste di tutti i colori".

Ora però deve raccontarci.

"Ricordo una gara contro la Sampdoria di Cassano. Ero teso, loro avevano una bella squadra. A un certo punto, mentre eravamo in campo, sento: 'Santa, Santa'. Era Antonio, che mi dice: 'Guarda cosa faccio adesso'. Andò da un mio compagno di squadra, che lui conosceva bene, e gli strizzò il sedere. Scoppiammo tutti a ridere, in piena partita. Era un folle".

Pure lei non scherzava.

"Sono arrivato al Napoli nel 2008, avevo 22 anni. Al primo mese in azzurro, durante una cena, Lavezzi iniziò a lanciarmi cubetti di ghiaccio. Io reagii scagliando una bottiglia di Coca-Cola che colpì il gruppo dei sudamericani. Ci fu una maxi-rissa con un inseguimento sul lungomare di Napoli".

Una scena da film d’azione.

"Eravamo circa 10 auto, fu un delirio. Il giorno successivo ci siamo confrontati e abbiamo chiarito. Da quel momento, io e il Pocho siamo diventati grandi amici. Ci sentiamo ancora oggi".

Nonostante le divergenze iniziali, al Napoli avevate un gruppo affiatato.

"Capitan Cannavaro era il più simpatico, organizzava scherzi in continuazione. L’ultimo me l’ha fatto qualche mese fa. Stavo attraversando la strada in centro a Napoli, lui in sella al suo T-Max con il casco integrale ha iniziato ad accelerare, quasi mi investiva. Ero pronto a litigare, poi si è sfilato il casco: 'Ti sei spaventato, eh?'. Ci siamo abbracciati".

In campo invece per fermare gli attaccanti le ha provate tutte.

"Una volta, per marcare Ibrahimovic, mi piazzai alle sue spalle tirandogli la maglietta. Lui si girò fulminandomi con lo sguardo: 'Ma che fai, mi tocchi?'. Lo ignorai. A proposito di Inter, un ex nerazzurro mi ha pure tirato un calcio in faccia".

Chi?

"Materazzi. In un contrasto in area, cademmo entrambi e mi colpì in pieno volto. Era il mio idolo, l’unico giocatore a cui avrei voluto chiedere la maglia. Non ci siamo mai più incontrati, ho ancora i segni della sua pedata (ride, ndr)".

Al Napoli ha lavorato con Reja, Donadoni e Mazzarri.

"Erano ottimi allenatori, ma devo tutto a Zeman. È stato il primo a farmi esordire al Como in C1, era il 2004, avevo 18 anni. Quante sigarette fumava: finita una, ne accendeva un’altra. Ho visto compagni fermarsi a vomitare per la fatica durante i suoi allenamenti".

E De Laurentiis?

"Un presidente vulcanico. Spesso all’intervallo, arrivava negli spogliatoi, e diceva: ‘Ascoltatemi, il calcio è come il cinema…’. Una volta, ci premiò nonostante la sconfitta subita contro il Milan di Ronaldinho. Avevamo giocato bene, per lui contava questo".

Nel 2008 è stato pure convocato in Nazionale dall’allora ct Lippi.

"Mi telefonò per dirmi che avrei esordito, purtroppo non è successo per colpa dei continui problemi al ginocchio destro. Mi sono operato cinque volte, è stato un calvario".

Adesso le toccherà tornare a correre con il Magma Napoli.

"Non vedo l’ora, per me sarà come giocare di nuovo in Serie A".

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti