Appunto questo sogno scudetto è poi svanito, è evaporato per colpa del Napoli a Parma e in casa con la Lazio, ma in contemporanea per merito delle vittorie molto convincenti dell'Inter. E poi c'era stato anche, in qualche modo, un avviso ai naviganti: quello di inizio partita, quando nelle interviste prepartita - che ormai rilascia soltanto a DAZN - Antonio Conte aveva detto, e c'è una punta polemica in questo perché mi sembra che l'allenatore, come vale per tutti gli allenatori che si concedono soltanto nell'intervista prepartita, faccia un torto un po' a tutti i tifosi, e non solo ai giornali e alle televisioni che non possono utilizzare quei cinque minuti di talk in prossimità del fischio d'inizio. Comunque, in questi cinque minuti scarsi, Conte aveva dato un titolo importantissimo che già significava qualcosa in previsione della partita, perché il Napoli - ha detto - entrava in campo pensando che tanto il secondo posto è il primo dei perdenti, mentre secondo, terzo e quarto posto valgono lo stesso: l'importante è andare in Champions League. Mi sembra la frase migliore per motivare la squadra.
Però non è stata sicuramente una frase ipocrita, anzi: l'ha detto molto sinceramente e senza retorica. Le parole contano, e così Conte ha espresso quello che aveva dentro se stesso, dentro il cuore e nella testa: guardava la classifica e diceva che, anche battendo la Lazio, il massimo che poteva succedere era il secondo posto. Detto questo, è evidente che sulla partita si possono fare tante riflessioni. Una l'ho detto all inizio, come fosse uno slogan, che è il modo migliore per sintetizzare quello che si è visto in campo: zero tiri in porta del Napoli. Il secondo è che il Napoli, senza la grinta, le motivazioni, la carica, la rabbia, l'applicazione e la concentrazione - tutte qualità di Antonio Conte - è una squadra che mette in scena una partita veramente deludente. Forse la peggior partita di Conte alla guida del Napoli.
Come peraltro per la Lazio sembra la miglior partita, se non altro di quest'anno, di tutta la stagione. Può essere anche di buon auspicio per la Lazio in vista della semifinale di ritorno contro l'Atalanta in Coppa Italia. Per il Napoli è una partita incomprensibile, o meglio: se si prova a comprendere qualche ragione, bisogna affondare la spiegazione non tanto sulla singola partita contro la Lazio, ma su tutta la stagione in generale. Allora, primo: Kevin De Bruyne è un campione, ripeto, un campione, ma è come un gioiello costosissimo e raffinatissimo messo su un abito casual, sulla tuta. Stona quasi, perché sembra che non si sia mai trovato il feeling, la sintonia tra quello che poteva dare De Bruyne sulla carta e quello che ha dato invece sul campo.
Sempre a proposito del mercato, un altro difensore: anche se chi ha giocato in maniera obiettivamente molto negativa è Buongiorno. Anche Beukema è un giocatore valido, un difensore valido, ma Rrahmani è un'altra cosa. Beukema è stato pagato quasi 40 milioni, se non sbaglio. A proposito, sulla stessa cifra di 40 milioni o poco più, i soldi spesi per Højlund non sono assolutamente giusti, appropriati, adeguati al livello del giocatore, che non sarà Lukaku prime, ma è comunque un ottimo giocatore. Il numero dei gol conta fino a un certo punto, perché il lavoro c'è.
Però e ovvio che, se uno pensa ai soldi spesi per Højlund, che sono praticamente gli stessi spesi per Lucca, ecco che i conti non tornano. Il mercato non torna, anche se va detto che i vari Lucca, Lang, Nusa e altri giocatori un po' così sono abbastanza periferici in una disamina che deve essere generale. Il Napoli dell'anno scorso ha sfruttato alcuni particolari che quest'anno non si sono ripetuti. Il primo: il miglior giocatore del campionato, McTominay, che ha fatto una grande stagione anche quest'anno, ma non è stato il migliore. Il secondo Lukaku, perché Højlund ha giocato una grande stagione complessiva, ma non è stato il Lukaku prime che spostava tutto.
Ancora, Politano non è più quello dell'anno scorso. A centrocampo De Bruyne è stato un gioiellino da incastrare non si sa bene come, e secondo me non si saprà nemmeno l'anno prossimo. Poi ci sono stati gli infortuni, però attenzione sugli infortuni, perché sono diventati a un certo punto lo scudo dalle critiche. Il Napoli sta perdendo lo scudetto a beneficio dell'Inter, insegue anche il Milan indietro in classifica "perché ci sono gli infortunati".
Ok, vero. Il Napoli è uscito dalla Champions per gli infortuni. Va bene, tutto vero. Ma poi, quando sono rientrati e sono rientrati quasi tutti, si è visto che il Napoli si è ripreso sullo slancio, ma alla fine qualche piccolo problema - tipo appunto De Bruyne - riemerge esattamente come all'inizio, quando erano tutti a disposizione di Conte. Quindi attenzione a semplificare solo e soltanto con il discorso degli infortuni, che hanno in qualche modo ridimensionato la stagione del Napoli se confrontata con quella dellanno scorso.
È un Napoli che, a prescindere dagli infortuni e anche dalle otto partite in più giocate per via della Champions League, non ha reso come l'anno scorso. A meno che non ci sia anche il famoso dubbio che personalmente mi accompagna da tanti mesi. Il Napoli l'anno scorso ha vinto un campionato meritatissimo, anche perché - se parlate con me - tutti i risultati sono meritati, a meno che non ci sia un errore clamoroso e certificato da parte dell'arbitro. Quindi il Napoli ha vinto l'anno scorso un titolo meritatissimo, che un po' ha perso anche lInter.
Quest'anno non si può dire che l'Inter vinca lo scudetto perché un po' lo ha perso il Napoli, un po' il Milan, un po' la Juve. L'anno scorso invece la frase "il Napoli vince perché l'Inter perde" aveva un senso logico. Lo stesso senso logico che ha, lo ripeto ancora una volta senza ipocrisia, la frase di Conte: "il secondo è il primo dei perdenti".
È una grande verità. Secondo, terzo e quarto posto non valgono nulla: vale soltanto l'ammissione alla Champions League. Attenzione però, perché a 66 punti, con Milan, Juve, Roma e Como, il Napoli ha un calendario agevole, però tre vittorie le deve fare nelle prossime cinque partite, altrimenti rischia. E allora non diventa più il secondo posto il primo dei perdenti: diventa il quinto il primo dei fallimenti".
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