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calcionapoli1926 interviste Sabatini si racconta: “Sono stato 25 giorni in coma, pensavo di essere morto”

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Sabatini si racconta: “Sono stato 25 giorni in coma, pensavo di essere morto”

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L'intenso e toccante racconto dell'ex dirigente ai microfoni dell'One More Time podcast.
Gianmarco Nurra

Intervenuto ai microfoni del podcast One More Time, il noto dirigente Walter Sabatini ha raccontato uno dei momenti più difficili della sua vita. L'ex ds della Roma (e non solo) si è aperto riguardo la grave crisi respiratoria che lo ha portato al ricovero e dei 25 giorni trascorsi in coma farmacologico.

Sabatini: "Voglio essere vivo e vitale, ma oggi sono solo vivo"

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"Mi è venuto un attacco respiratorio, è arrivato il medico della Roma, che era il mio medico, e ha capito subito che la situazione era grave. Dentro l'ambulanza la dottoressa diceva “non ce la fa, non ce la fa”. Sono stato in ospedale in terapia intensiva, 25 giorni in coma farmacologico. In quei giorni ero altrove. Pensavo di essere morto. Vedevo troppe cose che mi facevano un po' paura, ma non definitivamente, le pensavo sempre come transitorie. Vedevo Madre Teresa di Calcutta, non voleva farsi toccare. Ero certo che gli infermieri mi avrebbero ucciso. Ogni volta che arrivava un infermiere mi veniva un'agitazione"


Il dirigente ha poi raccontato anche il difficile risveglio e il lungo percorso di recupero fisico e mentale.

"È stata dura, soprattutto è stata dura dopo, quando ti risvegliano sei un ebete. Ci ho messo 2 mesi a tornare alla lucidità piena. Non esco più di casa, sto anche un mese senza uscire. Non mi sento al sicuro, ma soprattutto non mi va di espormi di fronte alla gente. Mi rende insicuro il fatto che qualcuno mi veda, per esempio, non riuscire ad alzarmi da solo. È una cosa che mi devasta. La mia vita è stata tutt'altro. E il ricordo di come ero e di quello che ho fatto mi ferisce, perché poi devo far per forza il confronto. Oggi non è una vita che mi piace, è veramente una vita non mia, di qualcun altro"

Nonostante tutto, Sabatini guarda ancora avanti con un desiderio di reazione.

"Io voglio essere vitale: vivo e vitale. Invece sono solo vivo e non mi basta. Credo di poter reagire, credo di continuare a vivere e poi so di dover fare ancora cose belle e importanti. O le faccio in prima persona o per interposta persona, ma le farò. Non posso accettare di finire una vita così grigia. Devo fare qualcosa"