Il dirigente ha poi raccontato anche il difficile risveglio e il lungo percorso di recupero fisico e mentale.
"È stata dura, soprattutto è stata dura dopo, quando ti risvegliano sei un ebete. Ci ho messo 2 mesi a tornare alla lucidità piena. Non esco più di casa, sto anche un mese senza uscire. Non mi sento al sicuro, ma soprattutto non mi va di espormi di fronte alla gente. Mi rende insicuro il fatto che qualcuno mi veda, per esempio, non riuscire ad alzarmi da solo. È una cosa che mi devasta. La mia vita è stata tutt'altro. E il ricordo di come ero e di quello che ho fatto mi ferisce, perché poi devo far per forza il confronto. Oggi non è una vita che mi piace, è veramente una vita non mia, di qualcun altro"
Nonostante tutto, Sabatini guarda ancora avanti con un desiderio di reazione.
"Io voglio essere vitale: vivo e vitale. Invece sono solo vivo e non mi basta. Credo di poter reagire, credo di continuare a vivere e poi so di dover fare ancora cose belle e importanti. O le faccio in prima persona o per interposta persona, ma le farò. Non posso accettare di finire una vita così grigia. Devo fare qualcosa"
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