Le parole dell'ex tecnico azzurro
Edy Reja alla festa per il Centenario del Napoli aveva avvertito Allegri sulla pressione dell'ambiente, e in effetti, l'inizio non positivo sta creando malumore. Ma l'ex allenatore azzurro a La Gazzetta dello Sport ha sottolineato come l'attuale tecnico vada sostenuto per uscire quanto prima da questa situazione. A seguire le sue parole.
Reja: "Allegri va sostenuto, troppo disfattismo. Saprà come uscire da questo momento"
Come l’ha visto il Napoli?«Se ragioniamo attraverso il risultato, è andata male; se riflettiamo su certi episodi e sezioniamo le partite, poteva essere un’altra storia. Ad esempio, di cosa staremmo parlando se al 90’ a San Siro Anguissa l’avesse buttata dentro e se sempre al 90’ al Maradona De Bruyne avesse trovato qualcuno per il pari?».
Da allenatore ad allenatore, i ragionamenti tornano.
«Io credo che Max debba essere ottimista e vada sostenuto, mentre avverto da lontano un pizzico di disfattismo. Ci sta la delusione, e ci mancherebbe, ma diciamo anche altro: ha pescato tre avversari contro le quali chiunque avrebbe potuto perdere. Il peggio è passato, i segnali sono positivi: con l’Inter l’ha giocata a viso aperto; con l’Arsenal l’ha studiata in maniera diversa, ha subito ma ha resistito ed ha avuto più di un’occasione per fargli male».
In questi casi, il medicinale è uno solo.
«La vittoria, chiaramente. Con il Bologna saranno vietate le distrazioni, servirà riemergere con le qualità che non mancano. Si sono viste cose interessanti, in certi momenti, però è chiaro che poi la realtà viene alterata dal risultato: avesse preso anche solo due pareggi tra Inter e Arsenal, del Napoli si parlerebbe diversamente. Ma Allegri è un eccezionale uomo di calcio, conosce queste dinamiche, sa come uscirne».
Conterà di più la tattica, la tecnica o la personalità?
«Le tre componenti messe assieme aiuterebbero ma in una serata in cui comunque un pizzico di tensione si potrà avvertire, meglio il carattere. Il leader del Napoli è Allegri, come lo è stato nella sua carriera, e saprà indirizzarli».
Sta meglio Anguissa e Lang è stato «perdonato» per l’atteggiamento irriguardoso.
«Avendo perso uomini per strada, ritrovarne un paio può essere d’aiuto. Se Anguissa torna quello del passato, diventa un acquisto di spessore, un uomo che basta quasi da solo a fare l’interdizione e che sa anche buttarsi dentro. Ho fatto caso che in queste prime gare, la sua presenza nell’area è stata sistematica ed ha avuto occasioni vere. Poi gli è andata male, ma capita».
Le statistiche difensive testimoniano difficoltà...
«Sono dati legati alla consistenza degli avversari, e riguardando le partite si può tener conto della loro forza d’urto. Ma il Napoli con l’Inter non si è limitato a subire, forse ci è stato costretto in qualche tratto della partita, ma è andato vicino al gol in varie circostanze».
E con l’Arsenal è emersa una distanza tra il calcio italiano e la Premier.
«I campioni in carica ed i finalisti dell’ultima Champions. Una avversaria fantastica, bella da vedere, un football diverso anche per possibilità economiche. Loro partono, tagliano, fanno cose pazzesche ed hanno una batteria di calciatori da innamorarsi. Al momento delle sostituzioni si è visto cosa potesse consentirsi Arteta. In Inghilterra sono avanti, lo sappiamo e ce lo diciamo da un bel po’».
Gli uomini che Allegri si ritroverà subito per riemergere?
«A me è piaciuto Gilmour, e anche parecchio. Vado sul sicuro puntando su De Bruyne, perché lui in forma fa la differenza e ci sono stati fasi della gara, mercoledì sera, in cui si è visto di cosa sia capace. Bisogna seguirlo, leggerne il pensiero, intuire le sue giocate che finiscono per spiazzare gli avversari. Ci aggiungerei Lobotka, è sempre lucido, diventa riferimento essenziale. Ma il gruppo mi sembra solido».
Napoli-Bologna sa parecchio di lei, Reja
«Mi aiuta a rivivere la giovinezza. E certe esperienze che mi hanno riempito. Su Napoli ho sottolineato più volte il mio rapporto con la gente, quelle stagioni fantastiche dalla serie C all’Europa. E’ un club che sentirò sempre mio. Bologna, egualmente meravigliosa, resta una ferita, invece. Arrivai a campionato in corso per sostituire Zaccheroni, erano gli inizi della gestione Gazzoni Frascara, feci subito un filotto, sette vittorie di seguito, e riuscimmo a guadagnarci i play-off. Il destino mi mise contro la Spal, la squadra in cui ho cominciato a certi livelli da calciatore, e uscimmo. Ancora ricordo quella delusione. Le sconfitte non passano mai».
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