Per me il calcio è prima di tutto un gioco, e divertirsi è fondamentale. È anche una passione. Significa regalare emozioni a chi ci guarda, ai tifosi, a chi viene allo stadio, a chi ci segue da casa davanti alla televisione. E poi è uno sport di squadra, da condividere con i compagni. È un gruppo che si forma, come amici che giocano insieme all'aperto, solo che il campo è uno stadio.
Ho iniziato a giocare a calcio quando avevo sei anni. Ho continuato fino ai diciassette, poi sono diventato professionista. Penso che la mia personalità dentro e fuori dal campo sia molto simile. In campo sono una persona altruista e generosa, che gioca per i compagni, per dare gioia a chi ci guarda e ai tifosi.
Fuori dal campo porto la stessa generosità nei rapporti con gli amici, con la mia famiglia e con le persone che amo. Credo che la mia personalità sportiva e quella privata siano profondamente legate.
Sono arrivato qui con grande voglia e determinazione, con l'obiettivo di mettere la mia esperienza al servizio della squadra e dello staff. A livello personale le cose stanno andando molto bene. Qui ho incontrato persone estremamente umane, attente ai rapporti personali e alla vita privata. Questo è molto importante per crescere anche sul campo: avere fiducia, sentirsi bene mentalmente. Vale per lo staff, per tutte le persone che lavorano qui ogni giorno e naturalmente per i miei compagni. Mi sento a casa, sia in campo sia fuori.
Il Made in Italy rappresenta praticamente tutto: la moda, il design, lo stile di vita italiano. Tutte cose fatte di dettagli, e i dettagli hanno un'importanza enorme. Anche la cultura e il cibo. Tutto questo accade in Italia, un Paese dove l'attenzione ai dettagli è fondamentale. Per me il Made in Italy significa esattamente questo.
Ho tantissimi ricordi bellissimi, spesso legati alle vittorie: trofei conquistati, partite importanti disputate, sfide decisive. Penso alle partite di Champions League o alla finale del Mondiale 2022. Sono momenti che restano. Ma ho anche molti ricordi di quando ero più giovane, prima di diventare professionista, quando giocavo semplicemente per divertirmi. Sono momenti impressi nella mia memoria e che spesso ritornano.
Dal punto di vista calcistico, il mio ritorno in Italia è stato più semplice perché conosco il Paese e conosco il campionato. Ho più esperienza rispetto alla prima volta in cui sono arrivato qui. Ed è importante sia per un calciatore sia per un uomo. Per noi il calcio è un lavoro, ma anche una passione. Dietro tutto questo c'è un impegno meticoloso che va oltre il semplice ruolo del calciatore. Si tratta anche di trasmettere emozioni. Ed è un aspetto fondamentale anche nel design e nella moda. L'obiettivo è comunicare emozioni e portare gioia a chi ci circonda.
Nel calcio di oggi non è sempre facile trovare persone di cui fidarsi. Io ho la fortuna di avere accanto la mia famiglia: mia madre e i miei due fratelli, che lavorano con me. Grazie a loro ho trovato un equilibrio che funziona. È vero, sto bene anche da solo. A volte ho bisogno della mia famiglia e dei miei amici. Altre volte, per ricaricarmi, ho bisogno di tranquillità, di stare da solo, riflettere e ritrovare energia.
Quando ero bambino, la prima cosa che immaginavo parlando di calcio non era giocare per il Milan, la Juventus o il Real Madrid. Era giocare per la Nazionale francese, per i Bleus. È sempre stato il mio sogno. Perché rappresentare il proprio Paese al massimo livello è la cosa più bella che si possa fare. È sempre stato il mio obiettivo principale. E questo mi ha spinto a dare il massimo e a giocare per alcuni dei migliori club, come Juventus, Milan e Paris Saint-Germain.
Il mio sogno oggi è vincere la Coppa del Mondo con la Francia. Nel 2022 ci siamo andati vicini: siamo arrivati fino alla finale, ma abbiamo perso. Il mio obiettivo è tornare negli Stati Uniti quest'estate e sollevare il trofeo della Coppa del Mondo.
Se potessi incontrare il me stesso più giovane, gli direi di giocare e divertirsi. Di non pensare troppo al futuro o a ciò che accadrà. Di divertirsi sempre, ascoltando gli allenatori e le persone che lo guidano. Di essere serio, determinato e attento. Ma soprattutto di continuare a giocare come un bambino. Di non montarsi la testa. E poi, se un giorno il calcio diventerà davvero una professione, allora sarà il momento di cambiare mentalità.
Per adesso conta solo divertirsi, godersi il percorso e non preoccuparsi troppo del futuro”.
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