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NAPLES, ITALY - JANUARY 17: Vanja Milinkovic-Savic of SSC Napoli celebrates the victory after the Serie A match between SSC Napoli and US Sassuolo Calcio at Stadio Diego Armando Maradona on January 17, 2026 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)
Vanja Milinkovic-Savic, portiere del Napoli, ha rilasciato una lunga intervista a DAZN:
“Se vuoi diventare un portiere di alto livello devi controllare tutto. Nel calcio moderno devi giocare 10-15 metri fuori dall’area, essere sempre dentro la partita e leggere ogni situazione. Io mi sento quasi un difensore centrale aggiunto. Non sono nato solo per parare, ero anche uno che voleva metterla dentro. Avevo quella cattiveria lì, ero un bomber vero, egoista, non passavo mai il pallone. Poi è scattato qualcosa dentro di me: ho scelto di proteggere, come nella vita. E poi diciamolo, oggi l’attaccante corre tantissimo, io ho preferito la porta. Vengo da una famiglia di sportivi. Abbiamo seguito nostro padre ovunque: Portogallo, Austria. Parliamo 4-5 lingue. Con Sergej c’è competizione vera, non lo farei mai segnare. Lui ci ha provato, ma non ci è riuscito. Sì, mi aspettavo una chiamata così perché volevo arrivare a un certo livello. Non mi sono mai accontentato. Qui siamo per vincere, qualsiasi cosa faccio voglio vincere. È uno spogliatoio fantastico, pieno di leader, di gente che dà tutto anche se non gioca. Qui ci sono campioni veri. Oggi il portiere lavora tantissimo sulla tattica e sul possesso. Io mi sono sempre divertito coi piedi, dribblavo gli attaccanti. Con le mani posso lanciare a 50 metri, coi piedi cerco sempre precisione e potenza. Mihajlovic ha intravisto in me un talento nel battere le punizioni e mi diede il permesso di provarci in caso me la sentissi. Con Conte la vedo molto difficile (ride, ndr). Nell’uno contro uno c’è una battaglia mentale. E poi il rigore: lì ti senti un re. La pressione è tutta sull’attaccante, non su di me. Io non disturbo, credo nel fair play”.
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