L'attaccante polacco ha raccontato il difficile percorso mentale che ha dovuto affrontare a causa del calvario di infortuni
Arkadiusz Milik non ha trascorso due stagioni positive alla Juventus. Il polacco, tartassato dagli infortuni, non è mai riuscito a dare il suo contributo. Al podcast Kanal Sportowy ha raccontato il lungo calvario e il percorso, soprattutto mentale affrontato: “Ho riflettuto a lungo se affidarmi a uno psicologo. Mi dicevo: ‘Arek, ma pensi davvero di non riuscire ad affrontare tutto da solo?’. Eppure mi sono dovuto ricredere. Non ce la facevo. Non sono stati momenti piacevoli, ma non direi che si trattasse di depressione. Però, per quanto mi riguarda, avevo toccato davvero il fondo”. In quel periodo anche il rapporto con il calcio si è incrinato: “Un tempo il calcio era la mia via di fuga da qualsiasi problema. Ma all’improvviso mi capitava di andare in palestra, fare allenamento e... scoppiare a piangere. Era la prima volta in vita mia che mi succedeva una cosa del genere. Mi è capitato più volte di dover interrompere bruscamente l’allenamento e andare a sfogarmi in bagno a piangere”. Un contrasto doloroso che lo stesso Milik sintetizza con lucidità: “Avevo i guadagni più alti di tutta la mia carriera, eppure non ero mai stato così infelice da quando avevo iniziato a giocare a calcio. I soldi non danno la felicità. Almeno nel mio caso”.
Il rimpianto della Champions e il futuro tra Juventus e Polonia
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“Nell’ultimo periodo mi sentivo come una persona affamata che cammina lungo una via piena di ottimi ristoranti. Mi sentivo così mentre i miei compagni giocavano in Champions League, ad esempio contro il Real Madrid al Santiago Bernabéu. Oggi sono sorridente, riposato e pronto a giocare. Mi dispiace solo che la stagione con la Juventus sia appena finita”.