Sulla stagione appena conclusa: "È stata una stagione difficile. Non siamo arrivati in Champions League. Ho giocato infortunato per 4-5 mesi con una pubalgia, in una posizione che non è la mia. Il sistema tattico non mi aiutava. Sentivo di poter fare la differenza, ma il modo in cui la squadra giocava non mi ha messo nelle condizioni di riuscirci. Alla fine diventa logorante".
Sulla sua posizione preferita in campo: "Come ala, dopo il dribbling, ho più tempo per pensare se tirare, dribblare di nuovo o crossare. Ma giocando come seconda punta sono più vicino alla porta e devo essere più concreto: o fai assist o tiri. È un dettaglio su cui devo lavorare. Alla fine il calcio oggi si basa sui numeri, ed è l'ultimo step che mi manca. Sulla fascia sono prevedibile? Le squadre si sono adattate. Quando la palla arriva all'ala, arrivano già due o tre difensori. Cambiando dalla fascia a seconda punta, o nelle zone centrali, mi avvicino due o tre volte alla porta durante la partita e poi torno aperto. Questo rende il mio gioco più imprevedibile".
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