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interviste
PALERMO, ITALY - MAY 06: Captain Fabrizio Miccoli of Palermo answers questions during a press conference at Campo Tenente Onorato on May 6, 2013 in Palermo, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)
Intervenuto ai taccuini de La Gazzetta dello Sport, Fabrizio Miccoli si è lasciato andare ad una lunga intervista tra aneddoti legati ad Antonio Conte, l'esperienza da icona al Palermo e al rapporto con Diego Maradona. Ecco, dunque, un estratto.
“La prima volta che vidi Diego…Come se avessi visto Gesù Cristo. Mi colpì perché era altruista, giocava più per gli assist che per i gol. Volevo essere come lui. Ero in macchina quando ho saputo della sua morte. Accostai, restai fermo e muto per dieci minuti. In una cassetta di sicurezza conservo l’orecchino che la Finanza gli sequestrò all’aeroporto di Roma. Lo comprai all’asta per 25mila euro. Non l’ho mai portato, avrei voluto restituirglielo. Il tatuaggio di Che Guevara l’ho fatto perché ce l’aveva anche lui”.
Un aneddoto su Conte... “A Torino molti mi consigliarono di firmare per la Gea di Alessandro Moggi. Me lo suggerì anche Antonio Conte, leccese come me. Il procuratore però ce l’avevo, era Caliandro e non volevo tradirlo. Non lo so, se ciò che successe dopo avvenne per ripicca. Moggi padre mi punzecchiava sui tatuaggi, sull’orecchino, sui capelli, e quando ritornai dal prestito alla Fiorentina, ci fu un episodio sul pullman. Loro avevano vinto lo scudetto e un giorno ci portarono in Comune per una premiazione. Io venni lasciato solo a bordo, ad aspettare, una situazione umiliante. Mi cedettero al Benfica”.
A Palermo... “Dovevo essere più accorto. Mia moglie lo diceva: “Attento a chi frequenti”. Mi sentivo come Maradona a Napoli, pensavo di essere al di sopra di tutto”
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