Un aneddoto su Conte... “A Torino molti mi consigliarono di firmare per la Gea di Alessandro Moggi. Me lo suggerì anche Antonio Conte, leccese come me. Il procuratore però ce l’avevo, era Caliandro e non volevo tradirlo. Non lo so, se ciò che successe dopo avvenne per ripicca. Moggi padre mi punzecchiava sui tatuaggi, sull’orecchino, sui capelli, e quando ritornai dal prestito alla Fiorentina, ci fu un episodio sul pullman. Loro avevano vinto lo scudetto e un giorno ci portarono in Comune per una premiazione. Io venni lasciato solo a bordo, ad aspettare, una situazione umiliante. Mi cedettero al Benfica”.
A Palermo... “Dovevo essere più accorto. Mia moglie lo diceva: “Attento a chi frequenti”. Mi sentivo come Maradona a Napoli, pensavo di essere al di sopra di tutto”
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