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calcionapoli1926 interviste Paolo Berlusconi: “Maradona sogno di Silvio, ma aveva grande rispetto per il Napoli”

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Paolo Berlusconi: “Maradona sogno di Silvio, ma aveva grande rispetto per il Napoli”

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Le parole del fratello dell'ex Cavaliere d'Italia ai taccuini di AS
Gianmarco Nurra

Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, ha rilasciato una lunga intervista ai taccuini di AS. Tra i temi trattati, non solo il momento dell'acquisto del Milan da parte dell'ex Cavaliere d'Italia, ma anche un accenno ai suoi sogni calcistici "proibiti". Ecco, dunque, quanto raccontato.

Paolo Berlusconi: "Maradona era intoccabile per Silvio"

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“Siamo sempre stati tifosi del Milan. Fin da bambini. Il club stava attraversando un periodo difficile. Il presidente Giuseppe Farina era praticamente in procinto di andarsene nel 1986, e Silvio pensò che fosse giunto il momento di restituire alla città ciò che il Milan gli aveva dato. La nostra candidatura era naturale. Avevamo questo piano ben chiaro in mente. C'era l'opzione di collaborare con una compagnia petrolifera italiana, ma non funzionò”.


Paolo Berlusconi ha poi ricordato le ambizioni e le ossessioni dell’ex Cavaliere:“Un'altra cosa che ossessionava Silvio era che dovevamo vincere, a prescindere da tutto, ovunque giocassimo. Attaccare, dominare, zero speculazioni. Niente calcoli, niente formule matematiche... Prima, per esempio, la logica imponeva di vincere in casa e pareggiare in trasferta. Questo garantiva la vittoria del campionato, ma per noi non bastava. Era superato. Un'altra idea era dimostrare al mondo che l'Italia non era un catenaccio costruito su difesa e contropiedi. Voleva rompere schemi e luoghi comuni. Il nostro Milan non ha mai smesso di attaccare. Ricordate le nostre partite contro il Real Madrid in Coppa dei Campioni? Non c'era differenza tra San Siro e il Bernabéu. A Madrid ci applaudivano anche loro, perché erano abituati al bel calcio”.

Quanto ai grandi sogni proibiti di Silvio: “Forse Maradona e Totti. Li ammirava. Non abbiamo mai provato a ingaggiarli perché Silvio credeva e difendeva gli stemmi dei club. Sapeva che erano rispettivamente gli stemmi di Napoli e Roma. Ma diceva che erano intoccabili”.