In queste situazioni, abbiamo un problema di carattere internazionale: in caso di certificato medico, eventualmente il medico incaricato dalla Società dovrebbe visionarlo in Belgio, laddove si trova il calciatore. Se il calciatore si trova in difficoltà fisiche, avrebbe già dovuto inviare documentazione medica alla Società: in mancanza di questo materiale, potrebbe ad oggi essere considerato inadempiente.
Il Napoli credo avrà già diffidato il calciatore, se non l’avesse fatto potrebbe avviare già da oggi le azioni dinanzi al Collegio arbitrale. Il club e l’allenatore non possono consentire un tipo di comportamento del genere, qualora questo atteggiamento possa essere destabilizzante per il gruppo o creare problemi al gruppo stesso. Per questo la Società immagina l’esclusione del calciatore dalla rosa. L’esempio sbagliato per il gruppo è il motivo solitamente invocato da chi decide di escludere dalla rosa un proprio calciatore professionista. Se i fatti sono quelli che si leggono, tale comportamento non giova all’immagine del calciatore stesso.
È il club a decidere le eventuali sanzioni, è il club a prendersi tutte le responsabilità legali in caso di ricorso del calciatore. Mi viene da pensare, al di fuori degli aspetti legali, che qualcosa si sia rotto tra Lukaku e i compagni di squadra e forse anche tra Lukaku e Conte, perché difficilmente un giocatore si allontana dai propri compagni. La scelta di Lukaku rischia di rompere definitivamente i rapporti, facendo venire meno il rapporto di fiducia con i compagni e con tutti i rami della Società. Mi auguro dal profondo del cuore che tutto si ricomponga, che magari Lukaku chieda scusa e si torni a viaggiare nella stessa direzione”.
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