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L’ex Giudice Federale: “Acerbi non è un ragazzino. Caso Jesus? Ecco cosa succederà”

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A Radio CRC è intervenuto Piero Sandulli, soffermandosi sul caso Juan Jesus-Acerbi
Domenico D'Ausilio
Domenico D'Ausilio Vice caporedattore 

A Radio CRC è intervenuto Piero Sandulli, avvocato e Giudice Federale di Calciopoli 2006, soffermandosi sul caso Juan Jesus-Acerbi.

“Il caso Acerbi-Juan Jesus? Ho seguito il caso come tutti con le notizie che ho preso da qualche giornale e dalla Domenica Sportiva. Come si risolve questa situazione? Innanzitutto l’arbitro di quella partita è un ottimo avvocato, quindi meglio di lui nessun altro sarà in grado di verbalizzare quello che gli è stato riferito e sulla base di quella la Giustizia Sportiva farà i suoi accertamenti. Quello che è grave è che calciatori esperti non abbiano la maturità che quello che sta scritto sulla maglietta deve essere applicato. Serve rispetto tra professionisti. Il problema è che sostanzialmente questi ragazzi debbano comprendere che sono esempio per i tifosi e per i giovani. Parliamo di Acerbi che è un calciatore di esperienza, non un ragazzino. Non che essere ragazzino lo avrebbe giustificato, ma dovrebbe avere esperienza. La ricostruzione dovrà essere fatta dalla Procura Federale. C’è sempre una contrapposizione tra parti, poi la Giustizia Federale farà una sintesi.


Il provvedimento a cui andrà incontro Acerbi? Bisogna che vengano accertati i fatti. L’ammissione immediata e le scuse sono avvenute in presenza dell’arbitro. Se ascoltare i calciatori insieme o singolarmente è una valutazione discrezionale del giudice. Ritengo che qualsiasi sanzione venga data, mi auguro di non dover sentire più di comportamenti del genere nel calcio e nella società comune. Il colore della pelle non deve far sentire qualcuno superiore e qualcun altro emarginato. Il club non credo abbia responsabilità oggettiva sotto questo punto di vista, ci sono solo i contratti che i giocatori firmano. Quando si parla del lavoratore sportivo, dobbiamo imparare tutti a fare i professionisti. Il lavoratore sportivo deve responsabilizzare se stesso, non è diverso dall’avvocato, dall’architetto o dal giornalista”.

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