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interviste
Il dirigente del Lecce, Pantaleo Corvino, ha rilasciato un'intervista ai microfoni de Il Mattino in cui ha parlato di quando scoprì un 13enne salentino di nome Antonio Conte! Ecco quanto dichiarato.
"Aveva 13 anni, non so neppure io come convinsi il padre Cosimino a dirmi di sì perché temeva che per venire a giocare con me, studiasse di meno. Poi, però, nonostante la fatica per farlo accettare, tutto andò all'aria. Colpa di un mio collaboratore. lo avevo un problema con mio padre che era ricoverato in ospedale e così gli chiesi di andare con il pulmino a Lecce a prendere Antonio per il primo giorno di allenamento. Sa cosa fece? Lo lasciò a piedi, perché non c'era posto a bordo. Doveva venire a giocare nella Gioventù Vernole ma il padre non mi perdonò lo sgarbo del mio autista. Però, pure io non lo avrei fatto. Non avevo dubbi che avrebbe fatto il percorso che ha fatto".
Cosa vide nel giovane Antonio? "A quella età o ti colpisce il talento, il gesto tecnico, oppure quello che intravedi: e lui aveva personalità, dinamismo, intensità. Nel calcio non servono solo i grandi architetti, serve trovare tutta la manodopera che ruota intorno e che pure è imprescindibile per costruire i grattacieli".
Ora a Napoli ha aperto un ciclo? "Non sto nella sua testa, né in quella di De Laurentiis ma certo, considerando l'infinita serie di infortuni e episodi sfortunati, anche questo terzo posto vale lo scudetto. Poi, e lo dico da uomo del Sud, vincere qui da noi è mille volte più complicato che altrove. Dunque, anche tornare in Champions sarebbe una grande impresa per il Napoli".
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