Cosa l'ha spinta a tornare in A dopo l'avventura in nazionale? "Sono sempre stato io a voler fare un percorso diverso, penso che quando si va all'estero si migliora. Abbini la tua cultura del lavoro e la tua mentalità con altro, noi italiani pensiamo sempre di essere i migliori ma il calcio cambia a una velocità incredibile. Volevo prendere un pezzettino da una parte e uno dall'altra, quest'anno è arrivata la chiamata del presidente e del direttore, mi hanno convinto e son tornato. La direzione era un'altra, ma sono contento della scelta. Sulla nazionale io posso solo ringraziare i ragazzi che ho allenato l'anno scorso, i giocatori hanno dato tutto. Da giocatore ho avuto culo, da allenatore ho preso delle mazzate sui denti, ma sto lavorando per ottenere i risultati. La ferita rimarrà per sempre perché la delusione è stata enorme, ma devo ringraziare tutti perché mi hanno dato il massimo. Rimani in dieci ed esci ai rigori, il calcio è così, nessuno si ricorda quanto di buono avevamo costruito. Il calcio però lo conosco e si va avanti, ma la mentalità e la voglia di non mollare mai non è cambiata. Ho ancora più veleno e rabbia".
Sul tema Mario Gila: "Se fosse stato per Fabiani e Lotito il giocatore sarebbe stato qua. Sono stato io a convincerli, chi non vuole stare qua. Non deve stare qua. Chi vuole rimanere deve farlo con la testa. Ho parlato con Mario ed è stato onesto, mi ha raccontato i soldi che gli offrivano. Ho giocato a calcio per una vita, lo capisco. Ho discusso con lui, deve andare via. Non deve rimanere, perché è un ragazzo che ha dato tutto e non si può discutere per professionalità. Non poteva più rimanere, i parametri finanziari e il contratto... era arrivato il suo momento. Chapeau al direttore che ha fatto una giocata da fantasista, ma è giusto che sia andato via".
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