All’improvviso un gruppo di banditi mi è venuto incontro, mi hanno immobilizzato e sequestrato il cellulare. Volevano controllare che cosa avessi intervistato, ma hanno visto che le interviste che ho raccolto trattavano di un tema difficile come quello del referendum. Ad un certo punto, mi è arrivato da destra un pugno tra la tempia e la fronte, prima di una serie di calci alle gambe. Per fortuna, non ho perso lucidità. Dopo di che, uno di loro ha esclamato una frase sibillina: “Questa volta ti è andata bene, ma non sai che cosa hai rischiato in altre situazioni”. Non so dire se dietro quella frase ci sia un piano dietro. Di sicuro, loro non vogliono essere associati a questi temi e vogliono imporre la loro narrazione, tramite i media e le loro radio.
Mi occupo di 'Ndrangheta da una vita, prima di passare al nero del calcio. Ho subito tante aggressioni e posso dire, utilizzando una metafora, che questa aggressione mi è stata servita su un piatto d’argento. Domenica sera andavo tranquillo allo stadio poiché per quanto non tolleri la violenza, è di solito il giovedì sera che si riuniscono i capi ultrà di entrambe le tifoserie. In quelle situazioni è più probabile che possa scatenare una violenza di gruppo. Domenica, invece, si trattava di un evento di beneficenza.
Non ho ricevuto alcuna solidarietà da entrambe le società calcistiche di Milan e Inter. Anzi, non mi hanno fatto nemmeno entrare allo stadio perché mi hanno detto che non era possibile. Per loro sono un fastidio, le società prima si comportano da agenti antimafia, poi cercano di allontanare il disturbare. Io sono un fastidio per il sistema. Che discorsi sono che non c’erano i biglietti? Cosa sei l’Iran? Ho persino scritto a Paolo Scaroni, ma non ho ricevuto risposta. Evidentemente a loro non piaccio.
Per il momento sto bene. Non ho riportato fratture alla tempia, ho fatto la radiografia, ma ho solo dei lividi alle gambe. In quelle situazioni quello che è importante è soprattutto l’aspetto emotivo. A parte lo shock iniziale, non ho perso lucidità e ho mantenuto la calma. In quei momenti o sei padrone della situazione oppure rischi di perdere la calma.
Ho seguito più volte le vicende di Rosarno, conosco bene sia la famiglia di Bellocco, che suo fratello e sono stato più volte in Calabria. Ho seguito pure le partite del Rosarno calcio. Ormai le violenze non si concentrano più all’interno dello stadio, dove non succede quasi niente, ma all’esterno. Dove mi trovavo io non c’erano forze dell’ordine. Devono esserci, non è una critica perché già svolgono un grande lavoro, ma il mio consiglio è di presidiare quelle zone.
Le società hanno diramato più tardi un comunicato dicendo che mi hanno solo invitato ad allontanarmi. Non è vero, stanno mentendo. Il comportamento delle società sulla vicenda delle infiltrazioni mafiose è stato scandaloso. Esse se la sono cavata costituendosi come parti civili, ma per tanti anni hanno convissuto con queste realtà. Con questa scelta giudiziaria hanno fatto in modo che lo Stato potesse controllare meglio quello che facevano e tenerli sotto scacco, ma ci sono delle intercettazioni con giocatori e allenatori. A loro io non piaccio perché sono un fastidio per il sistema. Pur sapendo che la polizia può risalire ai responsabili delle aggressioni, le società preferiscono non attirare l’attenzione su questi temi. Questo è un tema scomodo e pensano che essendosi costituite parti civili abbiano trovato la modalità di rimuovere il problema.
Non posso dire con certezza se le curve sono ancora nelle mani della 'Ndrangheta e della criminalità organizzata. C’è un rapporto della Digos e della Mobile di Milano che è stato riportato anche dal Fatto Quotidiano. Sicuramente le infiltrazioni della criminalità organizzata ci sono ancora così come tutti i soldi che girano intorno ad esso che fanno acqua. Da lì a sostenere che ci sia ancora un forte controllo della criminalità sulla vendita dei biglietti, non posso affermarlo perché sarebbe poco serio. Sicuramente ora c’è più rigore e controllo rispetto a prima. Le curve, però, non sono cambiate come affermano alcuni componenti della società, poiché serve anche un cambio culturale".
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