Le parole del tecnico del Besiktas, vicino al Napoli in estate
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Ai microfoni del Corriere dello Sport, Vincenzo Italiano, tecnico del Besiktas e accostato al Napoli in estate, ha parlato della sua esperienza all’estero e del suo percorso da allenatore.
Italiano: "La Turchia? Una sfida quotidiana! Sogno di allenare un club di Serie A"
«Qui l'ambiente è straordinario. Stadi nuovi, tutti coperti, enormi, pieni di passione. Mi ricorda il calcio italiano degli anni '80 e '90 quando si giocava alle 15 e si aspettava la partita tutta la settimana. C'è un calore pazzesco, non solo da parte dei tifosi delle squadre più forti: è così dappertutto. L'ultima volta siamo andati in casa dell'Amed, una neopromossa: c'erano quarantamila "animali" (detto non in senso spregiativo, ndr), una bolgia impressionante. Le stesse atmosfere di quando ero ragazzino e gli stadi italiani erano pienissimi: mi sembra di rivivere quelle sensazioni. C'è una voglia matta di primeggiare, anche da parte dei presidenti. Una sfida giornaliera. Sono veramente sorpreso. Forse questo campionato vale meno dei cinque principali tornei d'Europa, ma è di livello e sta crescendo. Anche perché continuano ad arrivare giocatori di valore, allenatori stranieri». Rispetto agli anni passati, cosa ha modificato dei suoi principi? «Ogni anno ho aggiunto qualcosa e qualcosa ho tolto. Può sembrare che giochi sempre alla stessa maniera perché l'aggressività, secondo me, deve regnare: quando affronti gente di grande qualità e cervello, se non le salti un po' addosso e non togli tempo e spazio, fai fatica. Siccome non ho mai fatto a meno di questa caratteristica, sembra che io continui sulla stessa strada. Invece ho avuto squadre che palleggiavano di più, altre che andavano più in verticale, altre ancora che attendevano. Da quando allenavo a Trapani a oggi, io e il mio staf abbiamo stravolto il metodo e tante cose».
Italiano: "Firenze e Bologna mi hanno fatto crescere! L’Europa mi ha dato ritmi e velocità"
In cosa è cresciuto a Firenze e Bologna? «Mi hanno dato la possibilità di mettermi in mostra in Europa. E in Europa si cresce, ci si confronta con realtà superiori. Ho capito ritmi e velocità, ho messo nel bagaglio la gestione dei tre impegni settimanali». Prima del Besiktas, c'è stato un club italiano a cui è stato vicino? «Diçiamo di sì, ma non dico quale. Ho avuto colloqui importanti con qualche squadra in Europa. Ho fatto una gran bella chiacchierata con i dirigenti del Benfica, che mi hanno aperto un po' la mente, visto che non ero molto orientato a lavorare all'estero. Pochi giorni dopo mi ha chiamato il Besiktas, proponendomi un progetto importante. E ho deciso di provare questa avventura che fino a pochi mesi fa non avrei mai pensato di intraprendere: avrei voluto restare in Italia, cercando di ottenere grandi traguardi. Ma la storia è andata diversamente».La squadra italiana che le piacerebbe allenare? «Non lo so. Il mio sogno, fin da ragazzino, è sempre stato vincere lo scudetto. E sono rimasto un sognatore. Vediamo se prima di smettere potrò esaudirlo...».© RIPRODUZIONE RISERVATA
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