"Secondo me la stagione è stata molto positiva: se a marzo/aprile sei dentro tutte le competizioni, vuol dire che stai andando come avevi programmato. Poi stupire è molto difficile, così come arrivare in fondo e vincere un trofeo. Abbiamo valorizzato tanti ragazzi, mi viene in mente Rowe che da inglese era in difficolta inizialmente. Ho visto tante cose positive quest'anno".
Nel prossimo turno sfida Conte: sente di avere qualcosa in comune con lui?
"L'allenatore è anche capacità di saper stimolare i ragazzi in settimana e Conte è un grande tecnico, sia per quanto fatto in Italia che fuori. Anche quest'anno ha dimostrato il suo valore. Se c'è qualcosa che mi accomuna a lui, è come viviamo la partita".
Cos'ha pensato due estati fa quando ha accettato la sfida del Bologna?
"Faccio sempre la battuta che quando ho accettato la panchina del Bologna, qualcuno mi dava del matto. Dopo la Champions, dopo quanto costruito da Thiago Motta, poteva essere difficoltoso replicare. Invece ho incontrato una società top e una squadra di alto livello. Abbiamo fatto un bel cammino in campionato, portando a casa un trofeo che mancava da 50 anni, con 30.000 bolognesi all'Olimpico e una marea ad acclamarci sul pullman scoperto. Brividi!".
Quali imprese ricorda di più?
"Al primo posto a pari metto la salvezza dello Spezia in Serie A e la Coppa Italia. Un trofeo di mezzo è sempre straordinario; e poi tutta quella gente! Però quella salvezza fu qualcosa di incredibile, con 6 mesi in cui giocavamo sempre fuori casa, a Cesena, perché avevamo il 'Picco' inagibile. Facemmo un grande girone di ritorno".
Cosa si sente di dire sul suo futuro?
"A questo punto di stagione c'è sempre il valzer di nomi tra allenatori e giocatori. Io sono concentratissimo perché abbiamo ancora qualche obiettivo da raggiungere. Sono in una società in cui si lavora benissimo, incontrerò la dirigenza e vedremo il da farsi".
Lei è un allenatore che punta sui giovani?
"Per me non è un problema buttare dentro un ragazzino di 18 anni se ha qualità o tenere uno di 37/38 a dare il suo contributo. Abbiamo tra gli altri Pessina, Helland, Castro... giocatori che possono far vedere il loro valore e noi li buttiamo in campo. In Italia abbiamo poca pazienza, nessuno escluso: è lì che bisogna crescere".
Come analizza i problemi della Nazionale?
"I giovani di valore ci sono, quelli di esperienza e di livello alto anche. Si arriverà che l'Italia tornerà a qualificarsi al Mondiale e ad essere protagonista. Dispiace perché c'è mancato poco anche stavolta, con la Bosnia c'è stata un po' di sfortuna. Sono convinto che il nuovo corso porterà risultati: col materiale che c'è, non puoi non andare al Mondiale".
Che ne pensa dell'utilizzo del VAR?
"Se si parla delle decisioni sulle quali non si trovano soluzioni, come falli di mano o situazioni che non ci portano a un unico pensiero, allora il VAR ha aiutato tantissimo: le cose sono migliorate rispetto a quando giocavo io. Mi auguro che l'indagine che sta venendo fuori si concluda per il verso giusto per poi aggiornarsi e migliorare. Ma ripeto, l'avvento del VAR ha dato qualcosa in più. Poi si possono accelerare i tempi delle decisioni, ma ci arriveremo".
Come arrivare all'uniformità di giudizio?
"Farei più incontri, cercando di confrontarsi, alla ricerca di soluzioni per migliorare. Girando per l'Europa, e avendo visto gli arbitri degli altri paesi, dico che i nostri sono di livello. Serve soltanto un po' più di collaborazione".
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