Qualcuno l'ha contattata? Che messaggio ha mandato? "Mi ha contattato solo Donnarumma dandomi disponibilità e a me non è parso il vero. Il messaggio è chiaro: il calcio italiano vuole vedere un cambiamento e più di così cosa si poteva fare... Sono convintissimo che i ragazzi faranno benissimo, abbiamo visto con l'Under 21 che il gruppo è coeso e ha ampi margini di miglioramento. In più c'è l'aggiunta di due grandi giocatori come Donnarumma e Pio Esposito".
Deluso dalla chiamata del solo Donnarumma? "No, penso che la ferita sia ancora troppo grande dopo la Bosnia. Anche se mi avessero chiamato avrei circoscritto le convocazioni a questi due anche nell''ottica del mio lavoro futuro. A volte è meglio starsene a riposo e non partecipare".
La sua spiegazione sul momento del calcio italiano? "La mia è semplice: il calcio italiano è in mano a dei dirigenti che pensano ai propri interessi e non alla crescita del gioco del calcio. Si punta a fare mercato con giocatori anziani e non coi giovani perché questo aiuta a fare i propri interessi. Non mi devo nascondere, sono cose che ho sempre detto. Alcune persone le chiamo 'lestofanti', e spesso questi hanno in mano le redini di questo gioco. Finché non ci saranno dirigenti seri sarà un problema".
Perché il calcio italiano è più lento rispetto agli altri? E perché c'è paura di puntare sui giovani? "L'esperienza la fai giocando... Se l'esperienza è limitata a poche partite il tuo valore rimane ingabbiato. A livello giovanile le Nazionali sono andate bene, poi il problema è sempre stato il salto in Nazionale maggiore. Serve farli giocare, ma non è un problema di Federazione. E' un problema di squadre. Dov'è il vantaggio nel comprare un giocatore di 39 anni invece che trovarne uno nel vivaio? Fino a quando non ci saranno persone serie a capo di squadre italiane sarà un problema. In campo andiamo più piano per lo stesso motivo: i giovani portano entusiasmo, ritmo, velocità. I giocatori più sono adulti più gestiscono le loro fatiche e non aggrediscono, pensate al PSG o all'Aston Villa... Vogliamo ripartire, ma poi ci fa comodo la densità perché puoi rifiatare. Con un avversario di medio livello può bastare, con uno di alto livello fai fatica".
Cosa rappresentano per lei queste partite? "Sono due partite che riempiono d'orgoglio. Le amichevoli in Nazionale non esistono, ti confronti con altre Nazioni. Anche se non c'è in palio nulla, c'è in palio l'onore. L'orgoglio non lo devi mai dimenticare. Per me è un premio inaspettato, il destino ha fatto combinare queste cose e per questo mi ritrovo qua".
Che qualità ha questo gruppo? "E' molto unito, hanno il piacere di stare insieme, ridono e scherzano. C'è socialità, nessuno si isola. Alcuni giocatori mi hanno detto che firmerebbero a vita per ritrovare le stesse emozioni dell'Under 21 anche nei club. Camarda da infortunato è venuto con noi in ritiro prima della Macedonia del Nord, lo ha fatto solo per il gusto di stare con noi. L'altro era Mané, ma il Borussia Dortmund non lo ha mandato. Questo significa che il gruppo è sano, che i ragazzi vogliono essere aiutati. Se abbiamo in mano del materiale del genere non possiamo sbagliare perché questo è il nostro futuro".
Chi sceglierebbe come ct? "Io prenderei allenatori con curriculum... Inutile dire nomi tipo Guardiola o Fabregas. In Italia abbiamo tanti allenatori bravi quelli che si sentono sono in grado di dare un'impronta. Io spero che chi arriverà possa essere una persona a cui io sia utile, non un impiccio".
Cosa ha chiesto ai suoi ragazzi e cosa vuol vedere in campo? "Gli ho chiesto di essere se stessi, di giocare con entusiasmo, di pensare che sono i più forti. La vita a volte fa delle sorprese e loro non devono perdere l'occasione. Devono far vedere di essere bravi, ma serve essere squadra. Quindi aiutare i compagni quando sono in difficoltà".
C'è un allargamento della base da cui si sceglie? Quanto è importante per i giovani andare a giocare all'estero? "Hanno modo di vedere campionati e culture diverse. In comune tutti hanno il fatto che sono innamorati di ciò che fanno, sono puliti, non sono inquinati dal denaro o dal successo. Io cerco di fargli capire che il calcio è anche uno stile di vita, per andare alla ricerca delle risposte che cercano".
Come sta vivendo questa avventura? I suoi principi possono arrivare a questa Nazionale? "L'emozione è stata bella fino a ieri, l'attesa era la cosa più bella perché era una cosa che mai avrei pensato di fare. Io cerco di traslare i principi e il rispetto alla squadra. Io metto delle regole e voglio che siano rispettate. Non ci sono multe, per me è riduttivo, non fa capire che hai sbagliato. Per me chi sbaglia va a casa. I ragazzi sanno che sono una persona credibile, trasparente, senza filtri. Io gli ho spiegato che non sono qua per mettere regole o fare il comandante, voglio fargli capire che senza regole non ci sono principi e senza principi non c'è una squadra. Bisogna essere inquadrati nelle regole: alimentazione, sveglia, andare in palestra, recuperare bene. In generale il dedicare tutto al proprio corpo per arrivare in partita ed esprimersi al meglio".
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