Cosa l'ha colpita di più?
«Le persone. La personalità collettiva della città, che non ha eguali. Tutti i napoletani con cui sono entrato in contatto sono stati cordiali, accoglienti e disponibili, con una grande voglia di vivere. E poi un tassista mi ha detto che ciò che bisogna capire dei napoletani è che mettono passione e orgoglio in tutto quello che fanno, soprattutto nel calcio e nel cibo: ecco, sono due cose che amo molto».
L’angolo della città che l'ha più colpita?
«Nessun dubbio, il santuario di Maradona nei Quartieri Spagnoli: aveva una vera e propria aura, un luogo iconico».
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