Dopo di che, i calcoli ai fini del parametro del costo allargato non seguono i bilanci annuali e sono riclassificati nel corso del tempo. La sostanza, però, non cambia ed è la seguente: il Napoli in una fase espansiva degli investimenti ormai avviata nel 2024 con l’arrivo di Conte in panchina rispetto ad altre società è penalizzato da questo criterio delle quote costanti. Infatti, il motivo per cui il Napoli applica il criterio delle quote decrescenti è quello di evitare che si vengano a generare valutazioni e plusvalenze negli anni successivi.
Per correttezza, ci tengo a dire che il criterio a quota costante rispetto a quello degli ammortamenti non è stato decisivo per lo sforamento della squadra azzurra del paramento del costo del lavoro allargato. Il Napoli avrebbe lo stesso sforato il parametro del costo allargato ma in misura sensibilmente inferiore rispetto al valore attuale.
Il cuore del mio articolo sulla Gazzetta ampliava il discorso perché andava a sottolineare l’incongruenza della norma in generale al di là degli aspetti che riguardano gli ammortamenti. Una squadra che rappresenta un modello di gestione virtuoso non può finire ad avere il mercato bloccato per una questione di controllo economico poiché suona come un paradosso.
La stessa società, che pur avendo aumentato le spese negli ultimi anni, senza la Champions lo scorso anno, e che ha perso oltre 20 milioni nell’ultimo esercizi economici, è la stessa che in virtù di questa sana gestione ultraventennale rappresenta 174 milioni di liquidità e 190 milioni di patrimonio netto al 30 giugno 2025. La valutazione nel momento in cui c’è in gioco l’operatività o meno del calciomercato deve essere più ampia che del singolo parametro che pur condivisibile va a misurare la sostenibilità della gestione che metta in relazione i costi con i ricavi e che dovrebbe essere un’attenuante presentare questi valori dal punto di vista finanziario e patrimoniale.
Un ulteriore elemento in più che si può leggere nell’ultimo bilancio è che il Napoli in una realtà come quella della Serie A fortemente indebitata e dipendente dalle banche ha chiesto una sola volta un prestito alle banche che è stato durante il Covid all’Unicredit, banca di riferimento della società azzurra, che era di 50 milioni. Un prestito che è stato utilizzato solo in parte, tenendo conto della liquidità che c’è in cassa nel club, e che già dalla scorsa stagione gli azzurri hanno cominciato a rimborsare perché è sceso il 30 giugno 2025 intorno ai 35 milioni. Questo fa capire come lo scarso peso dell’indebitamento finanziario non può non essere preso in considerazione e in controluce rispetto al dato secco del costo del lavoro allargato.
Non a caso a bocce ferme e in vista della prossima sessione di mercato e dei prossimi controlli, ci sarà da parte della Federazione una revisione complessiva della norma al di là dell’ammortamento che è già cambiato dalla possibilità di adottare il criterio a quote costanti da parte di società come Napoli e Udinese. C'è la necessità di una revisione complessiva della norma che tenga conto di una valutazione qualitativa dello stato di salute economico-finanziario dei club.
Il Napoli a saldo zero può operare solo se libera costi equivalenti sia dal punto di vista dei cartellini che del costo degli stipendi. Si deve fare una valutazione complessiva del costo del giocatore che tenga conto del prezzo del suo cartellino e del suo ingaggio. Ciò non vuol dire che vada in attivo poiché non è questa la prescrizione che viene imposta dalla federazione.
Il tema più importante è in prospettiva futura. In questa sessione di mercato il tentativo del Napoli di modificare le regole in corso non è passato per l’opposizione di alcuni club poiché la federazione chiedeva l’unanimità per una modifica in corso. Sarà fondamentale correggere la norma e attuare un esame qualitativo in vista dei prossimi controlli. Il parametro del costo del lavoro allargato per dare il via libera ai club di operare sul calciomercato a gennaio fa leva sul 80%, questa soglia nel prossimo controllo diventerà più stringente al 70% in estate.
Il Napoli potrà far valere il suo ritorno in Champions League che vorrà dire un fatturato in crescita, questa tendenza a un parametro più stringente al 70% complicherebbe ancora di più la possibilità di rientrare nella soglia. Sarà ancora più importante per il Napoli convincere tutti gli altri club a presentare all’unanimità una richiesta per modificare l’impianto complessivo della norma, tenendo conto degli altri parametri economico-finanziari che devono rientrare nella valutazione insieme alla liquidità, al patrimonio netto e alla storia di un club. Fotografare un dato in quel singolo preciso momento rischia di essere fuorviante se non si valuta il trend e altri elementi che presentano una fotografia più veritiera dello stato di salute di un club".
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