In quei pochi metri ho sentito tutta la responsabilità di recare il simbolo più alto degli atleti che sacrificano la propria vita per un millesimo di secondo in meno e di tutti coloro che come me sono stati prescelti per testimoniare storie di solidarietà, riscatto, inclusione, cambiamento. Mi sono sentito parte di una squadra che attraversa i secoli e scandisce un appello di pace e fratellanza universale. Un tedoforo di fuoco testimone del desiderio luminosa di Pax Olimpica che generi una nuova umanità.
Le tante paure della vigilia (arriverò in tempo alla convocazione con un viaggio di 500 km, se dovessi inciampare, se si spegnesse la fiamma ed ultima ma non ultima: ci sarà la taglia giusta per me dell’uniforme da tedoforo?) si sono dissolte quando è toccato finalmente a me compiere il tragitto. Ho cominciato con passi lunghi, poi il cammino svelto ed infine una corsetta prima di consegnare la fiamma al tedoforo successivo.
Al termine del mio tragitto, per qualche istante, l’addetta al prelievo non è riuscita a spegnere la mia fiaccola. Ed il fuoco ha continuato ad ardere quasi a non volersi separare da me. Ed in effetti io lo sento ancora dentro il mio cuore, una fiamma inestinguibile di vita ed amicizia. Una gioia immensa che ha reso la mia vita più bella e felice. Una gioia condivisa con la mia famiglia e tutti i fratelli (10mila+1). La fiamma continua il suo viaggio verso Milano Cortina 2026 e noi continueremo sempre a tenerla accesa. Citius, Altius, Fortius, Communiter".
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