calcionapoli1926 interviste Hojlund: “Napoli città sottostimata! Conte un serial winner. Ecco il nostro obiettivo”

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Hojlund: “Napoli città sottostimata! Conte un serial winner. Ecco il nostro obiettivo”

Francesco Giovinazzo
Le parole del centravanti azzurro

Intervistato da Il Mattino, Rasmus Hojlund ha parlato del suo rapporto con Napoli, del lavoro con Conte e delle ambizioni azzurre.

Hojlund tra passato e presente: "L’Atalanta nel cuore, ma ora amo Napoli"

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L’Atalanta mi è rimasta nel cuore, ho vissuto una stagione indimenticabile. Ma ora è Napoli che amo. Mi sto godendo quest’anno e sappiamo che ci aspetta una partita importante, sia per noi che per loro. E che noi proveremo a vincere, come ogni partita che giochiamo. Credo che stia andando tutto come era nelle previsioni, che la mia sia una buona stagione. Ho giocato parecchie partite, sono stato coinvolto in molti gol e aiutato la squadra in ogni aspetto possibile. Mancano due mesi e mezzo e tredici partite al termine del campionato e continuerò a dare il massimo per aiutare la squadra a raggiungere il traguardo più alto possibile. Ho ancora tante cose da imparare e sono certo che Conte è l’allenatore giusto per farmi crescere in tanti aspetti. Come è già successo. È vero, rispetto al Rasmus di agosto sono un calciatore diverso, sto ancora migliorando e anche se non sono giovanissimo, sono sicuro di avere ancora molti margini. lo ascolto Conte, lavoro tanto con lui in allenamento.

Hojlund: "Ecco i difensori e gli attaccanti che più mi hanno colpito in Serie A"

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Il Napoli appartiene al club delle grandi squadre. Sappiamo che conquistare la qualificazione alla Champions è importante per noi come squadra e sotto l’aspetto finanziario per la nostra societa. Ma sappiamo anche che i tifosi sognano di tornare a giocare quella competizione. Il mancato raggiungimento dei playoff? Ci siamo rimasti male, ma non è stato uno choc, almeno io non lo penso. Perché stavamo attraversando un periodo di difficoltà, dovevamo lottare contro gli infortuni e scendendo in campo ogni 3 giorni. Una esperienza unica nella mia vita: non credo di aver mai giocato 9 volte in 27 giorni. Eppure vengo dalla Premier dove pure si gioca a un ritmo altissimo. L’attaccante che più mi ha colpito in Serie A? Facile dire che il mio preferito è Lukaku, l’ho detto molte volte e non vedo l’ora che torni in campo. Ma penso che David ora stia facendo bene. Poi c’è Lautaro che segna sempre molti gol da molti anni. Domenica ho visto da vicino Malen contro di noi ed è un attaccante particolare, con caratteristiche diverse rispetto alle mie ma è veramente forte. I difensori più forti in Serie A? Bremer e N’Dicka. L’ivoriano domenica mi ha fatto fallo? Non è facile fare l’arbitro e stare al Var. Bisogna affrontare le cose con maggiore serenità: io dico che il calcio è come la vita dove si può sbagliare. Ma spero che da qui alla fine sbaglino meno quando ci sto di mezzo io. Come sono cambiato rispetto a Bergamo? Ho imparato molto e sono più maturo. Sono più forte fisicamente e il modo in cui gioco è migliorato tanto. Quando ero a Bergamo, ero impaziente, volevo ottenere tutto velocemente. Pressavo tutto il tempo, come se non avessi una seconda possibilità. Ora gestisco meglio le mie energie, Conte mi guida con costanza. Presso sempre forte perché è quello che mi chiede il mister, ma cerco di conservare energie per usarle al momento opportuno.

Hojlund si racconta: "Conte è un serial winner, mi sta facendo crescere"

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Cosa deve fare la Serie A per avvicinarsi alla Premier? Qui quasi tutti si affidano alla marcatura a uomo mentre in Premier si attacca e contrattacca di continuo (fa il gesto con la mano di chi va avanti e indietro, ndr). Conta chi è più fisico e chi corre di più. In Italia, invece, tutto è più tattico, come posizioni il tuo corpo, come proteggi la palla. Dove potevamo arrivare senza infortuni? Chi può dirlo? Ma abbiamo dimostrato di avere comunque molti giocatori all’altezza. Per esempio Vergara che è una scoperta degli ultimi tempi, ma sta facendo molto bene. Ci sono aspetti positivi e negativi: per esempio mi sarebbe piaciuto molto giocare con De Bruyne tutta la stagione, ma il calcio funziona così. Non si può programmare qualcosa prima dell’inizio della stagione. Non posso dirvi dove saremmo ma avrebbe aiutato la squadra avere avuto tutti in salute: ma non so se saremmo ora più vicini all’Inter o tra le sedici migliori d’Europa. Chi è Conte? Mentalmente fortissimo, sono affascinato dalla sua mentalità: è appassionato, feroce. Ed è un vincente. Anzi: un serial winner, un vincitore seriale. E se non vince lo capiamo subito che non abbiamo vinto. Con chi ho legato nello spogliatoio? Siamo un buon gruppo, anche il mio italiano sta migliorando (e lo dice parlando in italiano, ndr). Poi, chiaro, conosco McTominay dai tempi di Manchester, le nostre fidanzate sono amiche. E quindi è più facile fare gruppo: ma anche con Gilmour, Buekema, Spinazzola e Buongiorno abbiamo creato una grande armonia. Scott mi è stato vicino a Old Trafford nell’ambientarmi, nello spiegarmi le cose del mondo United. E qui ha fatto lo stesso, è sempre al mio fianco, so di poter contare su di lui. McTominay mi ha impedito di andare al Mondiale direttamente? Lui ha dei colpi straordinari e come me è legatissimo alla sua nazionale. Ora chiaro che io voglio raggiungerlo in America, perché giocare un Mondiale è qualcosa di pazzesco, ma prima dobbiamo qualificarci e sarebbe per me una cosa tristissima e deludente non riuscire a farlo. La Macedonia sulla strada per il Mondiale? Vidi proprio con Elmas il sorteggio e nessuno dei due era contento di incontrare l’altro. lo spero di andare avanti, ma se dovessimo perdere contro la Macedonia, spero che alla fine sia lui ad andare negli Stati Uniti. Lo scudetto è nelle mani dell’Inter? 39 punti ancora in palio non sono pochi. E secondo me togliere già il Milan dalla corsa sarebbe un errore. Nulla è già scritto nelle stelle, tutto può succedere ancora: perché tutti possono avere ancora gli stessi infortuni che abbiamo avuto noi. Ma l’Inter è molto avanti, ha un buon allenatore e una rosa formidabile. Come è giocare con lo scudetto sul petto? É speciale, un’emozione grande soprattutto all’inizio, nelle prima partita. Ma non l’ho vinto io e mi piacerebbe giocare con questa maglia e il tricolore sul petto ma con lo scudetto conquistato da me in campo.


Hojlund: "Napoli è sottostimata, è una città incredibile. Qui sento un’energia unica"

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Il caso Bastoni? Io non voglio dire altro rispetto a quello che è stato detto. Non tocca a me giudicare, io gioco a calcio e so che gli arbitri a volte sbagliano e altre volte ci prendono. Come deve migliorare il VAR? Purtroppo fino ad adesso io sono stato sfortunato ma io non voglio prendere il posto degli arbitri e non voglio insegnare a loro come fare il mestiere. lo ho la mia opinione, io non sono video assistente, io devo andare avanti e sperare solo che siano più buoni con me. Cosa significa vivere a Napoli? Non sto al centro ma ho una voglia matta di andare nei vicoli e nel cuore di Napoli ma so che non sarebbe semplice muoversi. Percepisco l’incredibile energia che sprigiona la citta, la sentire in ogni istante: la sua vitalità e la sua personalità sono in ogni angolo, non solo al Maradona quando giochiamo noi. E una città sottostimata, neppure un poco pericolosa, nonostante tante cose che da lontano si dicono. Ma a me basta fare due passi sulla spiaggia con il mio cane, fare un salto a Sorrento o a Capri, ammirare il mare, per ritrovare il sorriso. Piatto preferito? La pizza. E quella che mangio dal primo giorno è la margherita. Non amo altro, solo mozzarella e pomodoro. Uno dei primi ricordi è mio padre che nel sottoscala ha creato un campo di calcio per me e per i miei due fratelli gemelli, che ora giocano in Germania. C’erano due porte e noi che tiravamo calci. Ma quando ero bambino non ero il talento più grande che c’era in circolazione. Anzi. Io non penso che a Copenaghen ci fosse chi pensava che avrei spaccato il mondo. Forse per questo mi portavano a fare nuoto, badminton e anche hockey su ghiaccio, volevano capire le mie attitudini. La mia fortuna è aver avuto sempre le persone giuste intorno a me. E che siano state quelle giuste lo dimostra il fatto che sto nel Napoli, il top in Italia e ho già giocato 300 partite tra i professionisti e sono vicino a 100 gol. Il mio idolo è Cristiano Ronaldo? Come può non esserlo uno che dice di se stesso di essere il migliore di tutti? La sua “confidence” è unica: siamo diversi, ma mi piace la sua testa, come si pone con gli altri. Ma io non direi mai che sono il migliore. Perché adesso non lo sono. So bene che ce ne sono altri più forti di me nel mio ruolo. Pronto ad andare sotto la curva con un megafono? Se è necessario, certo. Lo feci sotto la curva dei tifosi danesi a Helsinki, sono pronto a farlo sotto la curva dei tifosi napoletani che sono straordinari: anche quando non arriva la vittoria, loro sono pronti a riconoscere l’impegno e sono li che applaudono la squadra. Non è una cosa banale, non avviene da tutte le parti del mondo. Il tifo del Maradona? Sono tutti tifosi molto appassionati. E quando urlano “the champioooons” fanno venire i brividi. Mi emoziona e spero di risentire quel boato l’anno prossimo. La sconfitta? Se mostriamo carattere e combattiamo, va accettata. Si deve imparare da quei momenti negativi. I gol? Sono come il ketchup, quando non esce la salsa sei lì che sbatti per farla uscire, poi all’improvviso esce tutto insieme. Ed è così anche quando non segni per tanto tempo: è una gioia incredibile segnare, ma quando la squadra e l’allenatore credono in te il gol è come un fiore che deve sbocciare, solo questione di tempo. I social? Non impazzisco, possono essere noiosi, ma li devo gestire, ma io lo faccio in maniera ironica. Ho pubblicato dopo il rigore con il Genoa una mia faccia mentre tiravo un sospiro di sollievo che era lo stesso dei milioni di tifosi napoletani. lo li vedo solo come una cosa di divertimento: per me deve esserci sempre una linea di confine tra le cose stupide che non devi dire. Sono venuto qui perché volevo vincere dei trofei e aver conquistato la Supercoppa Italiana è stata la prova che la mia scelta è stata quella giusta. Vorrei conquistare il ritorno in Champions e volare in America a giocare il Mondiale”.