Hojlund: "Napoli è sottostimata, è una città incredibile. Qui sento un’energia unica"
—Il caso Bastoni? Io non voglio dire altro rispetto a quello che è stato detto. Non tocca a me giudicare, io gioco a calcio e so che gli arbitri a volte sbagliano e altre volte ci prendono. Come deve migliorare il VAR? Purtroppo fino ad adesso io sono stato sfortunato ma io non voglio prendere il posto degli arbitri e non voglio insegnare a loro come fare il mestiere. lo ho la mia opinione, io non sono video assistente, io devo andare avanti e sperare solo che siano più buoni con me. Cosa significa vivere a Napoli? Non sto al centro ma ho una voglia matta di andare nei vicoli e nel cuore di Napoli ma so che non sarebbe semplice muoversi. Percepisco l’incredibile energia che sprigiona la citta, la sentire in ogni istante: la sua vitalità e la sua personalità sono in ogni angolo, non solo al Maradona quando giochiamo noi. E una città sottostimata, neppure un poco pericolosa, nonostante tante cose che da lontano si dicono. Ma a me basta fare due passi sulla spiaggia con il mio cane, fare un salto a Sorrento o a Capri, ammirare il mare, per ritrovare il sorriso. Piatto preferito? La pizza. E quella che mangio dal primo giorno è la margherita. Non amo altro, solo mozzarella e pomodoro. Uno dei primi ricordi è mio padre che nel sottoscala ha creato un campo di calcio per me e per i miei due fratelli gemelli, che ora giocano in Germania. C’erano due porte e noi che tiravamo calci. Ma quando ero bambino non ero il talento più grande che c’era in circolazione. Anzi. Io non penso che a Copenaghen ci fosse chi pensava che avrei spaccato il mondo. Forse per questo mi portavano a fare nuoto, badminton e anche hockey su ghiaccio, volevano capire le mie attitudini. La mia fortuna è aver avuto sempre le persone giuste intorno a me. E che siano state quelle giuste lo dimostra il fatto che sto nel Napoli, il top in Italia e ho già giocato 300 partite tra i professionisti e sono vicino a 100 gol. Il mio idolo è Cristiano Ronaldo? Come può non esserlo uno che dice di se stesso di essere il migliore di tutti? La sua “confidence” è unica: siamo diversi, ma mi piace la sua testa, come si pone con gli altri. Ma io non direi mai che sono il migliore. Perché adesso non lo sono. So bene che ce ne sono altri più forti di me nel mio ruolo. Pronto ad andare sotto la curva con un megafono? Se è necessario, certo. Lo feci sotto la curva dei tifosi danesi a Helsinki, sono pronto a farlo sotto la curva dei tifosi napoletani che sono straordinari: anche quando non arriva la vittoria, loro sono pronti a riconoscere l’impegno e sono li che applaudono la squadra. Non è una cosa banale, non avviene da tutte le parti del mondo. Il tifo del Maradona? Sono tutti tifosi molto appassionati. E quando urlano “the champioooons” fanno venire i brividi. Mi emoziona e spero di risentire quel boato l’anno prossimo. La sconfitta? Se mostriamo carattere e combattiamo, va accettata. Si deve imparare da quei momenti negativi. I gol? Sono come il ketchup, quando non esce la salsa sei lì che sbatti per farla uscire, poi all’improvviso esce tutto insieme. Ed è così anche quando non segni per tanto tempo: è una gioia incredibile segnare, ma quando la squadra e l’allenatore credono in te il gol è come un fiore che deve sbocciare, solo questione di tempo. I social? Non impazzisco, possono essere noiosi, ma li devo gestire, ma io lo faccio in maniera ironica. Ho pubblicato dopo il rigore con il Genoa una mia faccia mentre tiravo un sospiro di sollievo che era lo stesso dei milioni di tifosi napoletani. lo li vedo solo come una cosa di divertimento: per me deve esserci sempre una linea di confine tra le cose stupide che non devi dire. Sono venuto qui perché volevo vincere dei trofei e aver conquistato la Supercoppa Italiana è stata la prova che la mia scelta è stata quella giusta. Vorrei conquistare il ritorno in Champions e volare in America a giocare il Mondiale”.
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