Calcio Napoli Interviste Gravina: "C'è la necessità di cambiare il sistema. Arbitri italiani? Un'eccellenza"

Gravina: "C'è la necessità di cambiare il sistema. Arbitri italiani? Un'eccellenza"

Edoardo Riccio
Intervista del presidente della FIGC ai microfoni di Radio Anch'io Sport: le tematiche trattate

Gabriele Gravina è intervenuto ai microfoni di Radio Anch'io Sport su Radio 1. Il presidente della FIGC ha rilasciato un'intervista trattando di diverse tematiche: dalla Serie A a 18 squadre al Var, passando attraverso gli Europei.

Le parole di Gravina

Di seguito le dichiarazioni rilasciate: "Iserlhon sarà il nostro quartier generale, abbraccerà tantissimi italiani. I nostri connazionali non fanno mai mancare l'affetto, trasmettono l'entusiasmo ai nostri atleti. Ci stiamo preparando con grande attenzione agli EuropeiA marzo andremo a giocare due amichevoli negli Stati Uniti perché manchiamo da tanti anni, perché lo hanno chiesto ad alta voce le comunità di italiani presenti a Miami e New York. Faremo queste due amichevoli, con la partecipazione della nostra Nazionale a tanti eventi".

Sugli arbitri e sul Var: "Siamo stati i primi a lanciare questa modalità ispirata a un processo di trasparenza assolutaGli arbitri italiani rappresentano un'eccellenza: il 15% delle gare a livello internazionale sono arbitrate da direttori di gara italiani. Con l'introduzione del Var, in questa stagione il margine di errore è vicino allo zero, siamo allo 0,84%".  

Sulla Serie A a 18 squadre: "Credo ci sia una necessità di riformare il sistema, ma il concetto di riforma richiede disponibilità al cambiamento. E cambiare richiede confronto, partecipazione ma soprattutto coraggio. È la risposta concreta a una situazione che non palesa un capacità evolutiva in positivo. Sono convinto che il calcio italiano stia facendo finalmente un'analisi approfondita su quello che bisogna cambiare per migliorare la stabilità e la competitività. Le discussioni e le fibrillazioni degli ultimi giorni vanno interpretate in maniera positiva. Vuol dire che la scossa data con l'indizione dell'assemblea ha prodotto il risultato di smuovere da una sorta di torpore e di rassegnazione la gran parte dei protagonisti del nostro mondo. La riforma serve, l'obiettivo primario è mettere in sicurezza il calcio italiano, la cui instabilità economico-finanziaria, tra eccessivo indebitamento e scarsa patrimonializzazione, rischia di minare qualsiasi progetto di sviluppo. Prima di innovare, dobbiamo risanare e uscire da quella logica che blocca il sistema solo sull'ipotesi delle 20 o 18 squadre: queste sono legate a logiche di immobilismo e di contrapposizione che, seppur comprensibili, non sono ancora condivisibili".