Ghoulam: "De Laurentiis? Un padre per i giocatori, mi è stato vicino nei momenti difficili"
—"Ed è stato Napoli. Io, a dire la verità, di Napoli non sapevo molto, se non che era la città di Maradona, in famiglia siamo tutti suoi tifosi. Sapevo che erano appena usciti dalla Champions e che avevano una tifoseria incredibile. Dissi a Benitez che ero interessato, ma che c'era il Mondiale nel 2014 e non volevo rischiare il posto stando in panchina. Lui mi rassicurò: "Vieni, giocherai perché faccio molto turnover". Mentre ero ancora negli uffici del Saint-Étienne, arrivò il fax con l'offerta del Napoli. Dissi ai miei dirigenti: "Ecco cos'è questo fax. Io me ne vado". Non volevano crederci, ma alle quattro del mattino ero già su un volo per Napoli via Francoforte. Ho rinunciato anche a una percentuale sulla futura rivendita che mi spettava pur di chiudere. L'ho fatto volentieri ed è stata una scelta bellissima". Nel racconto non manca anche un passaggio sul rapporto con Aurelio De Laurentiis, che Ghoulam descrive come molto più umano di quanto spesso venga raccontato. "Il Presidente De Laurentiis ha speso parole bellissime per te di recente: sembra che tra voi ci sia un rapporto speciale. C'è qualcosa di lui che nessuno nota, ma che tu – prima da calciatore e ora da opinionista – ricordi con affetto? Cosa non si vede del De Laurentiis che tutti conosciamo? Lui è un imprenditore importantissimo, probabilmente il migliore oggi nel calcio italiano. Spesso si parla di lui solo per il business o l'aspetto finanziario, ma a livello umano è un grandissimo uomo. Mi è stato molto vicino quando mi sono infortunato, sia la prima che la seconda volta. Mi mandava messaggi, mi chiamava in ospedale sia lui che la moglie. Gestisce la squadra come un padre di famiglia. La gente non se ne rende conto, ma per lui i giocatori sono come figli. Lo dice sempre nei momenti di tensione: "Il mio telefono è sempre aperto, chiamatemi per qualunque necessità, personale o professionale". Cerca sempre di mettere tutti nelle condizioni migliori per dare il 100%".
Ghoulam: "Un gesto mi ha fatto diventare napoletano! Sarri ci ha reso immortali"
—Tra i ricordi più forti anche l’impatto con la città e con l’ambiente italiano, inizialmente molto diverso da quello francese. "Quando sei sbarcato a Napoli dopo quel volo all'alba e i vari scali, qual è stato il tuo primo ricordo o la prima persona che ti ha accolto? Il primo ricordo è che, appena arrivato, cercavo disperatamente il mare. Io vengo da Saint-Étienne, che è in montagna e il mare non ce l'ha. Appena atterrato a Napoli, però, non lo vedevo perché mi portarono subito da Capodichino verso Castel Volturno, facendo la strada interna. Quando finalmente arrivai a Pinetamare, vidi l'acqua, ma onestamente mi aspettavo qualcosa tipo Nizza, dove esci e hai il mare subito lì davanti. Poi, la realtà di Castel Volturno all'epoca era un po' diversa. Oggi la zona è stata molto rinnovata, ma allora l'impatto fu particolare. Diciamo che ero deciso. Sei mesi prima sarei dovuto andare al Torino, ma ero scappato perché avevo quasi "paura" della città. Con Napoliinvece mi sono detto: "Andiamo avanti". All'inizio è stata dura, ma poi tutto è cambiato". "C'è un gesto di un tifoso che ricordi ancora oggi? Più che un gesto di un tifoso del Napoli, ricordo uno striscione a Bergamo che diceva: "Preferisco un cognato nero che un napoletano". Mi fece male, perché stavo iniziando a capire l'italiano e il significato profondo di quelle parole. È stato lì che la mia mentalità è cambiata: sono diventato napoletano a tutti gli effetti, prendendo su di me le loro battaglie. Con Kalidou abbiamo vissuto momenti brutti legati al razzismo. Io dico sempre che un calciatore, quando arriva in una città, deve studiarne la storia e il popolo per rappresentarli al meglio. All'inizio soffrivamo molto, poi abbiamo iniziato a ignorare certi insulti capendo che erano solo stupidi. Ma per me il razzismo contro il colore della pelle e quello contro i napoletani hanno lo stesso impatto brutto. Mi sentivo ferito allo stesso modo. Oggi si fa ancora troppo poco contro queste discriminazioni, le cose non cambiano abbastanza velocemente. E l'abitudine del caffè di Tommaso? Ti è rimasta? Io non bevo caffè! Mia madre mi diceva sempre che era una cosa "per i grandi" e non ho mai iniziato. Kalidou invece ne è diventato dipendente, si è fatto prendere da Tommy (Tommaso Starace ndr), lo beve pure di notte! Di napoletano però mi è rimasta la cosa più importante: il cuore". Nel corso dell’intervista l’ex azzurro ha parlato anche degli anni migliori della sua carriera, degli infortuni che lo hanno fermato nel momento più alto e del legame fortissimo con il gruppo di Sarri. "Hai giocato con Benitez e poi con Sarri. Il "Sarrismo" è diventato un neologismo celebre. Eravate consapevoli di essere parte di un'opera d'arte, di una squadra quasi invincibile anche se non è arrivato lo scudetto? Il Sarrismo ci ha permesso di entrare nella storia del Napoli, non per i trofei, ma per l'impronta che abbiamo lasciato nella mente delle persone. Se oggi chiedi ai tifosi, i giocatori dell'era Sarri sono ricordati più di altri che magari hanno vinto di più. C'era una fusione pazzesca, un'unione unica tra squadra e città che nel calcio moderno è quasi impossibile da ritrovare". Infine, Ghoulam ha ribadito che rifarebbe tutto, senza cambiare nulla, perché Napoli è stata la scelta più importante della sua vita. "Per chiudere: una cosa che non rifaresti, una che rifaresti e come ti descriveresti a un bambino? Non cambierei nulla, perché credo nel destino. Rifarei assolutamente la scelta di Napoli: è stata la decisione più importante della mia vita e mi ha reso l'uomo che sono oggi e che sarà per sempre. A un bambino direi che senza il lavoro non si arriva da nessuna parte. Io ho lavorato duramente e tutto quello che ho avuto me lo sono meritato. Ho superato momenti pesanti, come il razzismo subìto nelle giovanili, ma tutto serve per crescere. La cosa fondamentale è cercare di diventare ogni giorno la versione migliore di sé stessi a livello umano, e la famiglia, i genitori sono fondamentali".
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