La Bosnia è forte, ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma sono scorbutici. Noi dobbiamo pensare a fare la nostra prestazione: dovremo tenere botta nei primi 10-15 minuti, ribattere colpo su colpo. Bisognerà stare là e soffrire. I nostri avversari fanno molti falli, una decina di media a partita più di noi, e dovremo essere bravi a non reagire perché l'arbitro ha grande esperienza: non ama le mani alzate per protesta e bisognerà stare attenti perché la partita si gioca anche su questo aspetto qua.
Questa è diversa dalle vigilie di Champions e del Mondiale vissute da giocatore. Io caratterialmente ragionavo di squadra anche da prima, quando ero calciatore, e non pensavo a me stesso. Qua però ti senti pressioni, ti senti un Paese sulle spalle e la responsabilità delle persone che ti circondano. Era molto più facile quando preparavo le partite da giocatore che adesso. Ieri notte mio figlio mi ha scritto dicendomi determinate cose e, siccome come età ci siamo, capisci cosa pensano anche i miei giocatori. Quando si fanno questo tipo di partite, anche la mia famiglia è coinvolta dal mio stato d'animo, dalle mie ansie e dalla mia quotidianità. Mi sono sempre vicini".
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