GAETANO FONTANA, ex centrocampista del Napoli, è intervenuto a "NAPOLI MAGAZINE LIVE", su Radio Punto Zero, trasmissione radiofonica dedicata al Calcio Napoli, che approfondisce i temi proposti sul web da NapoliMagazine.Com, in onda dal lunedì al venerdì, dalle 14:00 alle 15:00, condotta da Antonio Petrazzuolo e Michele Sibilla. Ecco quanto ha affermato:

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Fontana: “Napoli, centrocampo dominante. Servono istruttori per i giovani”
"Nico Paz? Sono ragazzi portati per il loro talento e lo manifestano durante la loro attività. E’ un giocatore che fa la differenza e cattura l’occhio dei calciofili, è normale che il prezzo lieviti e l’ingaggio debba essere comparato all’attuale valutazione, diversa da quella di quando è arrivato al Como. Centrocampo del Napoli? Vedo De Bruyne un centrocampista più offensivo rispetto agli altri, di sicuro con McTominay e Lobotka, lo stesso Anguissa, abbiamo una squadra che può primeggiare nelle competizioni. Su De Bruyne bisogna capire il gradimento della qualità della proposta. Se il giocatore è condizionato e non riesce a dare il massimo, va fatta qualche valutazione. Sicuramente, parliamo di un giocatore importante, sebbene non sia più giovane. Ecuador? Mi ha sorpreso la sua vittoria contro la Germania. Mi arrivano dei dati impressionanti sulle nazionali: i teutonici avevano i parametri più alti in assoluto, primeggiavano in ogni zona del campo. Questo dimostra che il calcio è imprevedibile. L’Ecuador è inferiore alla Germania, ma l’ha battuta: nulla è scontato in questo sport. Il fatto che io corressi più degli altri è una falsa credenza. Io nascevo come trequartista, poi con Sacchi al Milan mi sono dovuto adattare come mezz’ala e da play, ma i primi cambiamenti li ho fatti dal punto di vista fisico. Bisogna lavorare sulla tecnica e la tattica individuale, è fondamentale. Se ne parla in maniera negativa per il lavoro nei settori giovanili, ma in realtà è un’eresia: oggi il giocatore bambino ha bisogno di comprendere le dinamiche di gioco. Prima noi non le avevamo, le apprendevamo da autodidatti. Oggi, però, il calcio è cambiato. C’è la necessità di apprendere tali nozioni. Mio figlio ha 9 anni, ho provato a metterlo alla prova e lui ha risposto alla grande. I bambini hanno bisogno di stimoli positivi. Ciò impone di investire sul giocatore, ma anche sull’istruttore che possa far affiorare questo tipo di concetto".
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