- Napoli 2025/26
- Coppa Italia
- Rassegna Stampa
- Video
- Foto
- Redazione
interviste
Ferlaino Jr: “Tifo ancora Napoli! Maradona? Ho ricordi sia personali sia di campo!”
Luca Ferlaino, figlio dell'ex presidente del Napoli Corrado, ovvero colui che portò al Napoli Diego Armando Maradona, ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera. Focus sui ricordi che lui ha, sia personali sia di campo, del D10S e non solo. A seguire le sue dichiarazioni.
"Ho ricordi personali e altri legati al campo, come la partita Real Madrid-Napoli — giocata in uno stadio deserto a porte chiuse — che perdemmo 1 a 0. O gli allenamenti".
"La trattativa per portarlo al Napoli fu lunga e controversa. Luglio 1984, avevo 13 anni: dopo un periodo a Positano con mamma, mi spostai da papà a Capri che mi mandò da sua sorella Renata proprio perché era preso dal caso Maradona. Era arrivato da poco e verso le 23 papà mi chiama: “Sono al Quisisana, devi raggiungermi”. Io opposi resistenza, ero stanco. Ma la sua richiesta si trasformò in un ordine. Uscii e mentre percorrevo via Camerelle vedevo gente impazzita, che correva, l’isola era andata in bomba. Non c’erano telefonini, né web e non capivo cosa stesse succedendo. Poi arrivai da papà e fu tutto chiaro: con lui c’era Maradona. Mi sembrava di sognare... andammo tutti a cena. Maradona chiese tagliolini con il tartufo bianco e partì un motoscafo da Napoli per portare il tartufo. Forse Diego pensava che in Italia era questo il piatto da ordinare. La stessa scena l’ho rivissuta 30 anni più tardi quando lui tornò a Roma per ritirare il premio Fifa. Dopo andammo a cena con il suo entourage a La Rosetta, storico ristorante di pesce al Pantheon, avevamo preso tutto il locale. E anche lì chiese tagliolini al tartufo".
"Sono presidente del club ”Sempre forza Napoli” di Roma e a casa da me vediamo le partite almeno in venti. Da ragazzo andavo in curva B. Avevo l’ingresso alla Tribuna autorità, ma la partita mi piaceva vederla con i miei amici Fedayn. Quando facevo le trasferte con papà portavo un cambio: con l’autista privato entravamo allo stadio e io nei bagni della Tribuna — dove arrivavo in jeans, camicia bianca e giacca blu — tiravo fuori dallo zainetto bomber nero, sciarpa del Napoli e occhiali da sole. Mi cambiavo, allo stewart dicevo che ero lì per sbaglio, guardavo un tempo in curva e correvo di nuovo in Tribuna. Mio padre, è noto, non vedeva mai tutta la partita e andava via all’inizio del secondo tempo: facevo in fretta per non restare a piedi".
© RIPRODUZIONE RISERVATA