A Stile TV nel corso della trasmissione “Salite sulla giostra” di Raffaele Auriemma è intervenuto Marco Fassone, ex direttore generale del Napoli

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Fassone: “Il Napoli era la mia favorita. Futuro? Bisogna fare le cose in due”
“Se avessi dovuto fare un pronostico a settembre, avrei indicato il Napoli come favorita. Era la società che mi convinceva di più perché c’era continuità tecnica e manageriale, non c’era stato alcun cambiamento, anzi la rosa era stata rinforzata con elementi di provata esperienza e qualità. Se avessi dovuto sbilanciarmi rispetto a tutte le altre società che venivano invece da cambiamenti, avrei detto che il Napoli nella continuità poteva fare molto bene, reputando gli investimenti corretti. Poi, mi è sembrato che il Napoli sin da subito non ha mai avuto a disposizione tutta la rosa con un inevitabile calo di rendimento e risultati e quindi di fiducia. Non credo quindi che De Laurentiis abbia commesso errori nell’investire tanto, di certo nell’estate 2026 farà una correzione di rotta. Tendo a dare la responsabilità di un risultato non in linea con le aspettative, ad una gestione atletico, sportivo, medica, che ha impedito per il 70% delle partite al Napoli di schierare la squadra che aveva in testa l’allenatore quest’estate. Deve esserci chimica tra De Laurentiis e Conte per andare avanti insieme. Nelle chiacchierate tra presidente e allenatore di questi giorni credo si definisca proprio quello. Mi sembrava che la rosa costruita durante l’estate fosse una bella squadra, migliore dell’anno precedente. Pensavo avesse inserito qualcosa in più per affrontare le due competizioni in modo brillante. Nazionale? Dal 2018 in avanti, mi sono convinto che il tema che abbiamo, non è un tema di allenatore. Abbiamo provato a risolvere il problema cambiando allenatori, ma è troppo comodo. E’ importante che il nuovo presidente federale valuti che se siamo arrivati a questo punto, se i giocatori convocabili erano quelli, abbiamo un problema di platea da cui attingere. Il presidente federale ha la possibilità di mettere a punto qualche innovazione normativa che ci costringa a cambiare qualcosa rispetto alle abitudini consolidate nel nostro calcio. I giovani devono giocare, i settori giovanili devono produrre giocatori, gli italiani devono avere spazio così che tra 4 anni avremo una platea più ampia da cui attingere”.
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