Il focus si restringe così al solo ambito arbitrale: "Perché se sono implicati soltanto gli arbitri, e sappiamo che al momento le cose sono così, diventa una gravissima questione di faida arbitrale". Una dinamica che, secondo Condò, mette in luce criticità interne già note e mai realmente risolte: "che la dice anche lunga sulla situazione in cui probabilmente bisognava intervenire in qualche modo prima".
Il giornalista sottolinea quindi come l’assenza di tesserati nerazzurri tra gli indagati abbia inevitabilmente inciso sulla portata dell’inchiesta: "il fatto che sia stata almeno per il momento esclusa la presenza di tesserati dell’Inter fa sì che questa inchiesta, ripeto, a lunedì si sia sgonfiata rispetto a quello che sembrava sabato".
L’analisi si sposta poi sul piano istituzionale, in particolare sull’ipotesi di commissariamento della FIGC, apparsa concreta nelle ore precedenti. Anche su questo fronte, il clima sembra essersi raffreddato: "Per quel che riguarda i suoi risvolti politici, anche qui sabato abbiamo avuto tutti la sensazione [...] che il commissario Figc stesse diventando qualcosa di inevitabile".
Una prospettiva oggi meno imminente, anche grazie a un intervento interno che ha contribuito a ristabilire equilibrio: "oggi è stato immediatamente ripristinato un capo del settore arbitrale (Tommasi) in grado di fare le designazioni delle ultime quattro giornate del torneo".
Infine, Condò evidenzia il ruolo della governance federale e la responsabilità della presidenza: "È una situazione in cui Gravina doveva e poteva intervenire, come ha fatto", lasciando però aperta una possibilità futura: "Il commissario resta sullo sfondo, però adesso non mi stupirei se da parte delle componenti calcistiche ci fosse una spinta verso l’unità".
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