“Questo anno, arbitrale, è ‘horribilis’: l’Aia è senza presidente, il designatore si è autosospeso, uno dei suoi vice si è autosospeso, è situazione di enorme difficoltà. Non so se ci sono lotte intestine, non so se sono lotte di potere, pare che tutto riguardi solo la classe arbitrale e coloro che hanno denunciato sono solo gli arbitri dismessi. Che vuol dire questo? Che, parlando in modo pratico, quando non si arbitra manca una fetta cospicua di redditi, e questo è per loro un problema. Si ritorna nell’ombra. La dichiarazione dell’ex assistente Rocca, che forse ha dato il via a questa situazione, è sintomatica. Rocca avrebbe ammesso al Pm che se non fosse stato dismesso e se fosse passato, ad esempio, al Var non avrebbe fatto la denuncia”.
“E’ chiaro che se è tutto è politicizzato o se ci fosse una lotta di potere non andrebbe bene. Ovvero se un arbitro ascolta il varista non per stima professionale ma per ragioni politiche o di carrierismo, c’è qualcosa che non va. Ma non solo. Io che sono un credulone pensavo che quando si sbagliava al Var c’era una lettura sbagliata, un errore, c’era un criterio di sudditanza, a questo punto se non è così e c’era la morra cinese… Da ingenuo pensavo questo, invece se c’erano segnali in codice per indicare un intervento o meno, dall’esterno, è allora è tutto un altro discorso. Bussare o andare in sala Var è assolutamente vietato”.
“Non so se un azzeramento dei vertici sarebbe il rimedio a tutto i mali. Io mi limito a proporre il professionismo arbitrale, che si vari più velocemente possibile! Presunti contatti tra i vertici arbitrali e i club? In teoria è stato istituito un ruolo, quest’anno ricoperto da Andrea De Marco, di coordinatore dei rapporti tra Can e società. Se questa figura qui non serve o non è servita, perché è stata creata?”
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